Salì le scale adagio, aggrappandosi nervosamente alla branca. Suonato il campanello si sentì chetare i nervi, si meravigliò seco stesso d’essersi lasciato tanto turbare dalla fantasia. “Oh! Oh! Caro amico! Date! Oh! questa è una grande fortuna con questo tempo tedesco. Date!” vociferò Steinegge, che gli aveva aperto e gli toglieva di mano a forza l’ombrello e il cappello. “Buon giorno, signor Silla” disse Edith quietamente. Ella era seduta presso la finestra e lavorava. Aveva alzato il viso, né roseo, né pallido, per il breve saluto e s’era volta quindi a guardar dalla finestra il “tempo tedesco”. Entrava lassù dallo sterminato cielo bianco una gran luce quasi nervosa. Sul tavolo, spoglio del suo bel tappeto azzurro e nero, posavano due o tre grossi volumi, un calamaio e un manoscritto

