Capitolo 30 Gli ultimi giorni di ospedale Centofanti li trascorse tra una risonanza e una tac, tra un prelievo del sangue e un elettroencefalogramma. Talvolta qualcuno passava a trovarlo e scambiava con lui due parole sul fatto che “poteva andare peggio”. Già! Poteva morire. Erano arrivati anche i giornalisti. Molti li conosceva e sapeva che a loro non importava nulla di come stava davvero. Si sistemavano ai bordi del suo letto, stavano in piedi, con il registratore in tasca e tentavano di carpirgli notizie. – Buongiorno, maresciallo, come sta? È vero che lei aveva scoperto qualcosa e per questo motivo è stato aggredito? Cosa può raccontarci? I tranquillanti facevano effetto al momento giusto e lui chiudeva gli occhi dolcemente, oppure schiacciava il pulsante e l’infermiera accorreva.

