Chapter 11

672 Parole
Brasile – Attuale Stato di Bahia Città di São Salvador, Giovedì 23 maggio 1568. “Lo schiavo Kianda e suo figlio Nigongo” Aveva 50 anni, da poco compiuti. Molto lavoro nella piantagione del padrone aveva fiaccato il corpo di Kianda ma non il desiderio di libertà che nonostante le frustate aveva sempre infiammato il suo spirito facendo ribollire il sangue africano che dai suoi padri aveva ereditato assieme all’orgoglio n***o della sua razza. Trentaquattro anni di schiavitù in quel Brasile, terra lontanissima dalla sua, anche se simile per diversi aspetti. Sembrava un pezzo d’Africa che si fosse spostato al di là del grande mare: l’Oceano Atlantico. Aveva faticato nella fazenda nel lavoro massacrante del taglio della canna da zucchero, impugnando il machete ma non sapendo che quello che riteneva un attrezzo di lavoro poteva divenire un’arma letale: il mezzo per spezzare le proprie catene. Durante gli ultimi diciott’anni era stato utilizzato anche come riproduttore ed aveva generato diversi figli che erano stati venduti, dopo il settimo anno d’età, per il diletto dei figli di altri fazendeiros. Solo uno dei suoi figli, Nigongo il primogenito, era restato nella piantagione con lui e lì era cresciuto al suo fianco. Nigongo aveva diciassette anni quando la rivolta degli schiavi, capeggiata dal padre, fu soffocata nel sangue degli stessi insorti. Non aveva potuto partecipare alla lotta perché Kianda l’aveva legato ed imbavagliato dopo averlo tramortito con un pugno sulla testa. Quando riprese conoscenza era già tutto finito ed ancora legato era venuto a sapere della morte del padre che aveva preferito morire col machete in pugno piuttosto che arrendersi. Nello stesso momento, dodicimila chilometri più lontano, nelle Fiandre, anche il Conte di Arenberg, Giovanni di Ligne detto Barbançon, moriva. Schieratosi al fianco di Luigi e Adolfo di Nassau, fratelli di Guglielmo I d’Orange, detto il taciturno, militava sotto le insegne dei rivoltosi e nell’assedio della città di Heiligerlee, cadde combattendo. Un prode, anch’egli con la lama in pugno, s’immolava per un sogno di libertà dal giogo degli Spagnoli di quell’Europa lontana. Dom Manuel, il padrone, non prese provvedimenti contro il giovane Nigongo: non aveva partecipato alla sommossa ed il fatto di essere stato rinvenuto legato aveva fatto pensare che fosse un dissidente contrario al disegno libertario della fazione negra. Col tempo Nigongo divenne persona di fiducia direttamente alle dipendenze della casa, dove il padrone lo aveva ammesso per svolgervi lavori più leggeri. Dopo poco tempo ne era diventato il maggiordomo. Il suo corpo d’adulto e la livrea gli conferivano l’aspetto severo che si confaceva a quel ruolo ambito da tanti. Dom Manuel aveva un’unica figlia di diciott’anni, molto bella, che era da poco ritornata da un collegio di Lisbona, la capitale del regno, dove tutti i rampolli delle ricche famiglie portoghesi delle colonie venivano mandati a studiare. Nigongo aveva ventun anni quando guardando negli occhi di Isabel, la padroncina bianca, vi scorse l’amore e subito fu preso di lei come anche lei fece capire di esserlo di lui. I due giovani s’incontravano nascostamente: per un n***o esser sorpreso nell’unione carnale con una donna bianca equivaleva ad essere condannato ad una fine atroce. La pena era quella d’essere appeso per i pollici dopo aver preventivamente avuto i genitali legati ad una pesante cassetta di munizioni. L’agonia era lunga e dolorosa perché la morte sopraggiungeva dopo giorni di indicibili sofferenze. Chi aveva la buona sorte di non morire dissanguato restava privato della propria virilità per sempre. Casi di stupro sulle donne bianche ad opera di schiavi avevano imposto quel tipo di pena che, nella colonia, doveva apparire come monito per tutti quanti gli schiavi. L’amore è irrazionale e si sa che è una forza che travolge ogni logica della ragione: anche per Isabel e Nigongo fu così. Dopo due anni, apparve evidente che Isabel fosse incinta: infatti diede alla luce un bimbo con la pelle color cannella. Un mulato claro, per metà bianco e per metà n***o. A nulla valsero le minacce né le percosse: Isabel non rivelò mai il nome del padre della sua piccola creatura.
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