XXXV.Wilfrid uscì dalla stanza di Adrian al Museo, senza sapere che cosa fare né da che parte dirigersi, e si mise a camminare come in sogno, uno di quei sogni che si ripetono all’infinito e solo il risveglio li conclude. Andò giù per la Kingsway fino al Tamigi, poi si diresse verso il ponte di Westminster, lo infilò, e si appoggiò al parapetto. Un salto e tutto sarebbe finito! La marea calava, portandosi quelle acque inglesi verso il mare: fuggivano senza ritorno, felici d’andarsene! Fuggire! Fuggire anche lui da tutti coloro che gli rammentavano se stesso, liberarsi da questo perpetuo scrutarsi, da questa perpetua coscienza del proprio io! Farla finita con questi maledetti sentimentalismi e indecisioni, cessare di gemere per il timore di farle troppo male! Certo che non le avrebbe fatto

