Terminati questi preparativi, infilò le dita nel piccolo spazio tra il divano e il pavimento, frugò nell’angolo di sinistra e ne tirò fuori il pegno, che aveva preparato e che aveva nascosto lì già da molto tempo. Questo pegno, in verità, non era affatto un pegno, ma una semplice tavoletta di legno piallata, non più grande di un portasigarette d’argento. L’aveva trovata per caso, durante una delle sue passeggiate, in un cortile dove, dentro una baracca, c’era non so che laboratorio. Aggiunse alla tavoletta una lamina di ferro liscia e sottile trovata anche questa per la strada, caduta da chissà quale oggetto. Sovrappose le due tavolette, quella di ferro era più piccola di quella di legno, le legò insieme solidamente, a croce, con un filo, poi le avvolse in un foglio di carta bianca pulito,

