Porfìrij Petròvic si fermò per qualche istante per riprendere fiato. Parlava senza interruzione, ora snocciolando delle banalità, ora insinuando tra quelle banalità qualche parolina enigmatica, per tornare poi a dire delle banalità. Ormai stava quasi correndo per la stanza: muoveva sempre più rapidamente le sue gambette grassocce, guardando sempre a terra, con la mano destra dietro il dorso e gesticolando con la sinistra, ma mai in sintonia con quanto andava dicendo. A un tratto, Raskòlnikov notò che correndo per la stanza s’era come fermato, un paio di volte, vicino alla porta, solo per un istante, rimanendovi come in ascolto... «Che stia aspettando qualcuno?» «Avete ragione, Rodiòn Romànovic – riprese Porfìrij guardandolo con un’affabilità che finì per insospettire il giovane «Avete pro

