E sempre così: terminati gli studi, girovagava per Milano in procinto d’accettare il posto d’ispettore offertogli in un’azienda commerciale. Come scultore era difficile d’incominciare la carriera; subito, agli esordii, sarebbe morto di fame. Passando un giorno dinanzi ad un palazzo nel quale erano esposte le opere di un artista morto da poco, egli vi andò per dare l’ultimo addio alla scultura. Vi trovò un amico e in due si misero a demolire senza pietà le opere esposte. Con l’amarezza che gli derivava dalla sua posizione disperata, il Balli trovava tutto mediocre, insignificante. Parlava ad alta voce, con grande calore; quella critica doveva essere l’ultima sua opera di artista. Nell’ultima stanza, dinanzi al lavoro che il defunto maestro non aveva potuto finire per la malattia da cui era

