III Stefanusca Pellea Stefanusca Pellea era un giunco sottile e delicato. Un germoglio di rosaspina. Un tralcio di biancospino. Una giunchiglia. Un rametto di mimosa. Bella. Esile minuta fina. La carnagione bianca tale al candore della rugiada nelle fresche albe primaverili, al chiaro del cielo delle albe estive, al mare che batte e ribatte e sfuma sul giallo ocra del bagnasciuga. Un volto da madonna rinascimentale. I capelli ricci di color rosso castagno le scendevano a cascata di torrente di montagna sulle spalle. Gli occhi verdeazzurri, laghetti d’acqua limpida di sorgente, specchi della grazia dell’intero corpo. Stefanusca Pellea era una fragile farfalla che svolazzava tra le stanze illuminate dalla luce solare, tra le piante fiorite del giardino, tra le vie piastrellate di Cannara.

