La scena della piscina

1893 Parole
~Lyra~ Mi sedetti sul bordo del letto come un fantasma. Le gambe strette. Le dita dei piedi che si aggrappavano al tappeto. Gli occhi fissi sul mio riflesso, come se non riconoscessi la ragazza che mi guardava. La mia pelle era arrossata. Le guance rosa. I capezzoli così duri da trasparire attraverso la canottiera. E tra le mie cosce? Un dolore costante e così pulsante che potevo sentire il battito del mio cuore nel clitoride. Sembravo distrutta. Fottuta. E lui non mi aveva nemmeno toccata. Tutto ciò che aveva fatto era stato guardarmi. Un solo sguardo e il mio corpo si era infuocato. Un solo sorrisetto e mi ero quasi bagnata le mutandine nella piscina. Non riuscivo a smettere di vederlo. Il modo in cui stava lì... a torso nudo, con la spada che brillava al sole, come un fottuto dio antico fatto di violenza e testosterone. Il modo in cui i suoi occhi mi divoravano. Nessun sorriso. Solo desiderio. Poi quel sorrisetto. Quella promessa. Era uno sguardo che diceva che lui sapeva. Come profumavo. Che sapore avevo. Cosa avrei fatto per lui se solo avesse mosso un dito. Avrei dovuto distogliere lo sguardo. Non l'avevo fatto. Non potevo. Mi aveva già conquistata. “Lyra.” La voce di Tasha ruppe il silenzio. Sussultai, sbattendo le palpebre mentre lei usciva dal bagno, con l'asciugamano attaccato ai fianchi e delle gocce d'acqua che le scivolavano sui seni nudi come perle sulla seta. I suoi capezzoli erano turgidi e duri. Le sue tette... fottutamente perfette. Piene. Sollevate. Ricoperte di goccioline. Sembrava una star del porno in un film estivo. “Che cosa stai facendo?” Ridacchiò. “Sono dieci minuti che fissi il vuoto come un serial killer.” “Non stavo...” Mi schiarì la gola, allargando leggermente le cosce, cercando di raffreddare il calore che pulsava tra di esse. “Stavo solo... fantasticando.” Tasha alzò gli occhi al cielo e lasciò cadere l'asciugamano senza alcuna vergogna, rimanendo lì in piedi con indosso solo un perizoma di pizzo rosa mentre rovistava nel cassetto. Le sue tette rimbalzavano a ogni movimento: nude, tremolanti, felici di essere viste. Non le importava che la stessi fissando. Non le era mai importato. E, Dio mio, era bellissima. Niente reggiseno. Nessun filtro. Solo gambe lunghe, pelle liscia e un seno che sembrava scolpito dalla dea della luna in persona. Il modo in cui si chinò per prendere un top corto le fece oscillare e tremare le tette come se implorassero attenzione. “A volte sei così strana,” disse, infilandosi il top senza pensarci due volte. "Ma sei sexy. Quindi va bene. Diciamo solo che tu sei quella tranquilla e misteriosa e io sono la ragazza spericolata.“ ”Tasha...“ Si voltò, sorridendo. ”Cosa?! È vero. Ho un solo neurone e due tette fantastiche. Guarda. Guarda.“ Le afferrò. Le fece oscillare. ”Due palloni, Lyra. Davvero divertenti. E quest'estate li useremo alla grande." Risi, arrossii e scossi la testa. Si avvicinò e schiacciò le tette insieme come un panino. “Piscina. Ragazzi. Vino. Orge... scherzo. A meno che...?” Mi soffocai. “Sei pazza.” “E tu vieni con me. Prima la piscina. Poi il gelato. Poi scopiamo nella cantina dei vini finché papà non ci becca e ci mette in castigo come se avessimo ancora sedici anni.” Al nome di suo padre, il mio respiro si fece affannoso. Tasha non se ne accorse. Si infilò dei pantaloncini minuscoli... se così si potevano chiamare... e si avvicinò allo specchio con un'aria civettuola. Le sue tette rimbalzavano a ogni movimento. Fissai il suo riflesso. Non le sue tette. Non proprio. L'anello sul suo comò. Il suo anello. L'anello Alfa di Damon Thornvale. Spesso. D'argento. Pesante, carico di potere. Strinsi le cosce. Tasha afferrò gli occhiali da sole, si legò i capelli e mi guardò. “Vieni?” “Ci vediamo lì”, gracchiai. “Ho solo bisogno di un secondo”. Scrollò le spalle. “Non far aspettare papà. Lo detesta”. Mi bloccai. Mi fece l'occhiolino. “Sto scherzando.” E poi se ne andò. **** Il costume rosso aderiva al mio corpo come una seconda pelle. Scosciato. Scollato sul petto. Così stretto che potevo sentire il battito del mio cuore nei capezzoli. Lo indossai con le dita tremanti. Niente reggiseno. Niente mutandine. Solo pelle bagnata e fantasie bagnate. Non mi importava nemmeno come mi stava. Volevo che lui mi vedesse. Volevo che sentisse il calore tra le mie gambe da un chilometro di distanza. ** Quando uscii, la piscina era già affollata. Ragazze sdraiate sui lettini con bikini striminziti. Ragazzi che si tuffavano dagli scogli. Le risate echeggiavano sotto il sole come se fosse una festa peccaminosa. L'aria profumava di olio di cocco, cloro e spensieratezza adolescenziale. Ma quando uscii con il mio costume rosso? Tutto cambiò. Gli sguardi si posarono su di me. Iniziarono i bisbigli. La sete crebbe. Perché quel costume era davvero fantastico. Adagiato sulla mia pelle. Scosciato, con una scollatura profonda. Così sottile che quando mi bagnavo diventava trasparente. E io lo volevo così. Volevo che mi guardassero. Volevo che lui sentisse il mio odore. Tasha mi raggiunse a bordo piscina, con il seno che le ballava in un bikini verde lime che lo contenevo a malapena. I suoi capezzoli erano duri come diamanti sotto il tessuto sottile, e non gliene importava nulla. “Oh mia dea,” esclamò, afferrandomi la mano. "Sei così sexy.” “Veramente?” “Penso che se mio padre ti vedesse così, ti rinchiuderebbe in cantina e non ti farebbe più uscire.” Risi... ma strinsi le cosce. Perché non mi sembrava una punizione. Sembrava una promessa. Tasha si girò e si diede una pacca sul sedere. “Andiamo! Sono arrivati tutti. Stiamo bevendo shot sui materassini.” La seguii giù per le scale fino in acqua, il freddo che mi tagliava il calore, i capezzoli che si indurivano all'istante. Mi sentivo sporca. Come una provocazione. Come una scopata in attesa di accadere. In piscina c'erano già almeno sei persone. Molly... capelli neri, tette grandi, che masticava la cannuccia come se fosse un cazzo. Il suo top era rosso e praticamente inutile, i capezzoli scuri e premuti contro i triangoli bagnati. Violet... formosa, robusta, sempre imbronciata. Il suo bikini era dorato. Le sue tette galleggiavano sulla superficie dell'acqua come morbidi s*x toy che imploravano di essere toccati. Sofia... minuta, abbronzata, chiassosa. Il suo top stava scivolando e lei non si preoccupava nemmeno di sistemarlo. Tre ragazzi erano vicino alla parte più profonda. Grandi. Alti. Maschi alfa. Praticamente nudi. I loro pantaloncini aderivano ai cazzi grossi e venati che gonfiavano il tessuto. Non riuscivo a smettere di guardare. Matteo... tatuato. Una cicatrice sulla fronte. Il cazzo così grosso che sembrava doloroso. Romano... silenzioso, cupo, ma con un cazzo che si curvava come un'arma, abbastanza pesante da oscillare nei pantaloncini ogni volta che si muoveva. E Nico... arrogante da morire. Il suo rigonfiamento era enorme. Spesso alla base, grosso alla punta. Il tipo che ti fa venire male alla mascella solo a pensarci. Nuotai lentamente, sentendo l'acqua scivolare sul mio corpo come la lingua di uno sconosciuto. Quando riemersi, Tasha mi passò uno shot. “A estati sporche e piene di scopate.” Mi sorrise. Facemmo tintinnare i bicchieri. Bevemmo. Il bruciore non era niente in confronto a ciò che provavo dentro. “Mi sei mancata così tanto,” sussurrò, bagnata, ubriaca e scintillante al sole. “Quest'estate ci rovinerà.” Premette le labbra sulla mia guancia. Le sue tette mi sfiorarono il petto. Le sue dita indugiarono. Poi qualcuno la spinse sott'acqua. Scoppiò il caos. Spruzzi d'acqua. Urla. Risate. E in mezzo a tutto ciò? Matteo. Uscì dalla piscina come il peccato che risorge dalle profondità. L'acqua gli colava dal petto. I pantaloncini gli aderivano alle cosce. Il suo pene sporgeva come se cercasse di liberarsi. Mi si asciugò la bocca. Poi Romano spinse Violet sotto acqua e la tirò sulle sue ginocchia. Lei ansimò... forte. Gli diede uno schiaffo sul petto. Gemette quando lui le morse la spalla. Nessuno ci fece caso. Nessuno distolse lo sguardo. Violet strusciò i fianchi contro di lui, gemendo più forte, mentre i suoni echeggiavano nell'acqua che sciabordava. Lui le scostò il bikini sotto la superficie. Potei vedere il movimento. La sua mano. Il suo spasmo. Lei stava cavalcando le sue dita. Proprio lì, nella piscina. Mi voltai verso Nico che mi fece l'occhiolino. Poi nuotò dietro Sofia e le avvolse le braccia intorno al petto. Una mano le accarezzò il seno. L'altra scivolò sotto l'acqua. Lei si inarcò contro di lui gemendo. Tasha rideva. I suoi capezzoli spuntavano. Le sue gambe sfioravano le mie. E io ero bagnata. Ma non per la piscina. Mi avvicinai al bordo. Mi arrampicai. Mi sedetti sulle piastrelle calde con le gambe penzoloni. Fu allora che lo sentii. Lui. Lo sguardo. La mia schiena si irrigidì. I miei capezzoli si inturgidirono. Non avevo bisogno di guardare. Ma lo feci. In alto. Sul balcone del secondo piano. Damon. Appoggiato alla ringhiera. Di nuovo a torso nudo. Presuntuoso. Pericoloso. Immobile. Si limitava a guardare. I suoi occhi erano fissi su di me come il mirino di un cecchino. Come se potesse vedere la mia figa contrarsi attraverso l'acqua. Come se potesse sentire l'odore di ciò che stava fuoriuscendo da me. Avrei dovuto coprirmi. Ma non lo feci. Inarcai leggermente la schiena. Allargai le ginocchia di un millimetro. Gli permisi di guardare. Volevo che fosse eccitato. Volevo che fosse furioso. Volevo che fosse lì con la mano sulla mia gola e il mio corpo piegato sulla sedia più vicina. La piscina esplose di gemiti. Sofia veniva penetrata con forza. La mano di Nico lavorava sott'acqua mentre lei reclinava la testa all'indietro, con la bocca aperta e le tette che rimbalzavano. Violet si stava strusciando con forza sul pene di Romano. Potevo vederlo attraverso l'acqua. Il movimento. La tensione. Il modo in cui le tette le sbattevano contro il petto. I suoi gemiti erano reali. Tasha rise di nuovo, poi nuotò verso di me, con i seni che rimbalzavano nell'acqua, la lingua che guizzava per assaporare il sale o il sesso o entrambi. “Stai bene?”, mi chiese, afferrando il bordo accanto a me. Annuii, respirando a malapena. La sua mano trovò la mia coscia sotto l'acqua. “Stai tremando,” sussurrò. La guardai. Poi alzai lo sguardo. Damon era ancora lì. Ci stava osservando. Tasha non seguì il mio sguardo. Non lo sapeva. Si avvicinò. La sua voce era un miagolio. “Vuoi essere scopata così tanto, vero?” Non riuscivo a parlare. Fece scorrere le dita più in alto. Oltre la mia coscia. Sotto il costume. Dritte alla mia figa. Sussultai. Lei non si fermò. "Lo sapevo," ridacchiò. "Sei bagnata. E non è per la piscina." "Tasha..." "Shh," sussurrò, accarezzandomi con le dita. "solo per un secondo. Lasciati andare." E lo feci. Venni con un gemito. Un suono morbido e spezzato che si sciolse al sole. Mi baciò sulla guancia e rise di nuovo. “Te l'avevo detto che quest'estate ci avrebbe rovinate.” E quando alzai lo sguardo? Damon se n'era andato. Ma sapevo che la volta successiva... lui non avrebbe guardato. Avrebbe partecipato. E mi avrebbe fatta venire così forte che avrei dimenticato il mio nome.
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