Cazzo. Non aveva senso, davvero. Non aveva senso nemmeno controllare di nuovo l'ora. Non aveva senso riprendere il telefono o fingere di dormire. Il sonno era una bugia. Una fantasia crudele che continuavo a ripetere a me stessa mentre il mio corpo pulsava, la figa mi faceva male e la mia pelle bruciava come se qualcuno le avesse dato fuoco dall'interno. Le mie membra non riuscivano a stare ferme. Le gambe mi si contorcevano. I piedi continuavano a flettersi. Le dita? Ancora formicolanti. Ogni volta che chiudevo gli occhi, non vedevo sogni. Vedevo lui. Damon. L'Alfa. Papà. L'uomo la cui voce mi aveva già spezzata dall'altra parte della porta. Che non mi aveva nemmeno toccata e mi aveva comunque lasciata tremante dopo tre orgasmi che avevano appena scalfito il desiderio che lui ave

