Nel buio la sua presenza si fa luce fioca, non è una luce brillante come quella che sta dall’altra parte del tunnel e a differenza di essa, non diffonde un’estasi di sublimazione, anzi ha un certo odore di dolore. Lo seguo su di un tappeto di parole che scorrono nella sua calligrafia di lettere dal fronte, che la nonna, da piccolo, mi leggeva e che di certo non potrei ricordare. Sento che viene scoperchiato il vassoio dei ferri chirurgici; iniziano a tagliarmi il cranio con una sega speciale, che produce un rumore simile ad un trapano dentistico. Lettere dal fronte, sgranate dal mio pensiero alla velocità della luce. Parola dopo parola e non hanno il francobollo, perché io da piccolo con l’intento di farne una collezione, li staccai, scoprendovi, a volte, scritte occultate, tipo: “Domani

