29 Dieci minuti di cammino dei quali ricordo tutto, perfino le cartacce a terra o i numeri degli autobus che mi passarono davanti. Ero arrivato. Spacciatori nordafricani nelle vicinanze di piazza Verdi. Rimasi distante. Uno si staccò dal gruppetto e s’infilò nel ghetto ebraico in cerca di un angolo per orinare. Lo seguii. Ossuto, scuro. Piccolo ma con un telaio osseo da atleta. Tutto vestito Nike. Era di schiena, davanti a me. Le gambe un po’ divaricate, il rivoletto torbido che correva sul selciato, faceva la schiuma. Mi udì che gli ero vicinissimo. Si girò di scatto, per la paura, con il pene tra le dita. Tanto di cappello. Quello che si dice a proposito dei neri e del loro attrezzo, è vero. Per via delle ferite, il mio braccio destro era privo di forza, così menai di mancina. G

