Capitolo 5

1126 Parole
Ashe's POV San Francisco non mi era mai veramente piaciuta. No perché non fosse una bella città, ma perché non sopportavo le persone che mi ronzavano attorno. Odiavo anche essere l’unica figlia di una famiglia rinomata, la gente aveva la tendenza ad affibbiarti titoli senza conoscerti. Nonostante avessi già 22 anni, io rimanevo ancora la principessina viziata dei Richardson agli occhi di tutti, l’unica differenza era il fatto che ora ero cresciuta e c’erano molte, troppe, aspettative su di me. I miei genitori avevano capito da tempo che non volevo diventare come loro, ma tendevano ad aspettare in silenzio un mio cambiamento. D’altronde, l’università la frequentavo ancora, le materie le superavo con il massimo dei voti, non infangavo il loro nome durante le uscite pubbliche a cui ero costretta ad andare: mi comportavo da brava bambina. Sapevo che non sarei riuscita a connettermi su Empire of Gods per un bel po’ di tempo e mi mancava parecchio, ma Janny si rivelava davvero utile raccontandomi le news dal gioco. Mi ero quasi dimenticata di Samael e della sua arrapante voce, quando lei mi raccontò di come lui aveva fatto demordere Destructor dall’attaccarmi. Che bravo cavaliere, peccato che io non sia la principessa che tutti credono. Mi misi l’abito da cocktail che mia madre mi aveva comprato e presi la mia macchina per dirigermi verso la solita festa estiva della solita San Francisco per bene: odiavo profondamente quel mondo. Avrei incontrato i miei genitori lì e, nel frattempo, mi sarei goduta il giro in macchina. Non avevo avuto tempo per stare un po’ da sola, la casa, stranamente, era stata piena di ospiti con cui ero obbligata a chiacchierare. Mia madre aveva fatto diversi discorsi strani e tutti ruotavano attorno ad alcuni rampolli scapoli della città, mio padre, invece, aveva parlato per tutto il tempo di come indirizzare i miei studi sull’avvocatura. Loro tendevano ancora a voler controllare la mia vita ed io continuavo ancora a far finta di accettare i loro consigli: era tutto quasi nella norma. Anche il mio vestito scollato, gli accessori costosi e il fatto che ci fossero i rampolli scapoli di cui mi aveva parlato mia madre per giorni, anche quello era tutto nella norma. Parcheggiai la macchina vicino alla spiaggia e respirai a pieni polmoni l’aria piena di salsedine. Il tempo per riflettere sul futuro stava per finire ed io non avevo neanche trovato un modo di prenderne altro. Ero nel panico più assoluto. Iniziavo a pensare che avrei dovuto fare come suggeriva mia madre e sposare qualcuno influente, farmi mantenere e gettare le mie ambizioni nel water. Alla fine non sapevo neanche quali fossero le mie ambizioni, ero sempre alla ricerca di stimoli, di quell’euforia che mi era sempre mancata. Era per questo che giocavo su Empire of Gods, mi rendeva libera e viva. Presi il telefono di getto e attivai la chat del gioco. Era comodo anche per questo, potevo parlare con i miei amici anche senza entrare ufficialmente nel gioco. Spulciai la lista e lessi i messaggi che mi erano arrivati in quei troppi giorni che non avevo loggato. Chuck mi aveva scritto come sempre ed io, come sempre, mi limitai ad ignorarlo. Invece, quello che più mi scosse, fu il messaggio di Samael. Era strano che si prendesse tutta questa confidenza, ero certa che con gli altri non lo faceva. “Non ti facevo così codarda, già scappata dal podio della classifica?” mi scrisse, aveva un modo veramente stronzo di punzecchiare. " No, solo tornata a casa. Non posso giocare quando sono qui, i miei non lo sanno che di solito umilio i ragazzi nei videogames " gli lasciai un audio, punzecchiata contro punzecchiata. Misi in moto l’auto e uscii dal parcheggio. Lasciai la chat aperta, giusto per vedere se rispondeva in breve tempo … e lo fece. Non appena lasciai la macchina al parcheggiatore della villa, prima di entrare, lessi il messaggio. Era un audio, era diventato veramente socievole. " Non me, non ci riusciresti. Deve essere un posto triste, se non ti permettono di giocare ". Mi ero dimenticata quasi della sua voce o, almeno, credevo. Le mie parti intime si risvegliarono all’istante. " Ho solo troppi impegni. Ora, sfortunatamente, sono ad una festa ed io le odio. Sarei rimasta volentieri a casa in pigiama, ma, a quanto pare, mia madre vuole trovarmi un marito. Sai com’è?! È brutta la vita delle ragazze " risposi. Mi veniva facile rispondergli, di solito non parlavo così con gli altri ragazzi del gioco. Misi il cellulare nella borsetta e entrai nella villa a cercare i miei genitori. Non fu difficile trovarli, come sempre erano accerchiati da svariate persone. " Oh Ashelia, vieni ti presento un po’ di persone " disse mio padre, facendomi segno di avvicinarmi al suo gruppo. Mi presentò tutti i suoi colleghi e i loro figli, che, casualmente giusto per punzecchiarmi ancora di più, lavoravano con i loro genitori. Dopo circa un quarto d’ora di discorsi su quanto fosse bello lavorare in quello studio, mia madre mi rapii per presentarmi le sue amiche ed i loro figli. Seguirono discussioni su cosa studiassimo all’università e prospettive future e, casualmente, alcuni dei ragazzi sembravano interessati a quello che avevo da dire. Quanto odiavo quel posto. Non appena riuscii a scappare per qualche istante, mi nascosi dietro ad una siepe per controllare il cellulare. " Non riesco ad immaginarti ad una festa. Ti avranno vestito come un pacco regalo, visto che devi trovare marito " mi aveva mandato un altro audio e sembrava pure divertito. Lo feci d’impulso, forse avrei dovuto pensare prima, ma già aveva visto la mia faccia, ormai non avevo molti limiti con lui. Mi scattai una foto, inquadrandomi dall’alto per prendere tutta la mia persona e gliela inviai con un altro audio. " No, credo sia più appropriato caramella che pacchetto " dissi ridendo. Tornai alla festa con un grande sorriso. Mi misi la maschera della brava cocca di papà e chiacchierai per il resto del giorno di cose futili con i ragazzi e le loro madri. Sì, sembravo adorabile. Rientrai a casa a tarda sera con la mia macchina. Neanche entrai, mi buttai sul prato a leggere i messaggi. Samael mi aveva mandato un audio. " Povero l’uomo che ti sposa " semplice e coinciso, mi faceva veramente ridere. " Non mi sposo, dovrei smettere di giocare se no. Fatti vedere, così almeno posso commentare pure io " risposi. Non mi rispose, aspettai per tutta la sera un messaggio che non arrivò. Forse sarà stata colpa del fuso orario, magari dormiva, o forse semplicemente non ne aveva voglia. Tornai a Los Angeles senza sapere che fine aveva fatto. Sarebbe stato simpatico digli che qualche ragazzo, quella sera, avevo veramente conquistato in versione caramella.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI