Emma
Non ho mai provato tanto dolore in vita mia come in quel momento, quando ho lasciato Rafael. Corsi verso la strada o meglio, ci provai. Ma sono finita nel bagno delle donne e sono rimasta lì a piangere e a guardarmi allo specchio per un po'.
Sento la porta aprirsi e noto Amanda entrare e per un attimo penso che la mia vista si sia offuscata e che stessi sognando.
- Che cosa ci fai qui? – le chiedo quando la vedo ferma sulla porta.
- Voglio che tu stia lontano dal mio uomo... - dichiara avvicinandosi a me. Ora, se pensava che avrei fatto marcia indietro, poverina. Non aveva idea del mio aspetto.
- Quale uomo? – La prendo in giro e noto quanto si irrita.
- Amico mio, Rafael Mathias, ma vedo che non c'è bisogno di chiedertelo. – dichiara e io la guardo senza capire.
- Di cosa stai parlando? – chiedo cautamente.
- Quelle lacrime, di tristezza... - smette di parlare e ride mentre continua: - Guarda, grazie al cielo Rafael è tornato normale. Ora sì, potrò chiedere di portarla a casa mia... - non finisce quasi di parlare e non so come accada, so solo che riesco a spingerla contro il muro e l'unica cosa a cui penso è ucciderla.
E ricordo che non avevo nulla con cui ucciderla. E poi mi ricordo che avevo un coltellino tascabile e l'ho tirato fuori senza che lei se ne accorgesse e quando se ne è accorta, ha iniziato a urlare:
- Aiuto... Aiuto...
- Non ha senso urlare, Amanda... – la avverto e le passo la lama sul viso.
- Sei pazzo... - dichiara e io le sorrido freddamente.
- Sì, io sono! – Sono d’accordo con lei. – Sai Amanda, mi hai irritato così tanto oggi. – La avverto. E le passo di nuovo il coltello e il desiderio di ucciderla cresce molto rapidamente.
- Dirò a Rafael di mandarti via. – dichiara, con aria decisa.
- Oh, e uscirai viva da qui? - Le scherzo in tono minaccioso. E diventa più pallida di prima. – Sto ancora pensando se lasciarti vivere o no...
- Mio Dio... - è tutto quello che dice.
- Esatto, chiediglielo. - Concordo con lei sorridendo. – Sei una puttana, lo sai?
- Non sono... – risponde rapidamente.
-Sì, sei tu! Sapevi che ero qui in bagno ad ascoltare il tuo piano con il tuo amichetto? – le chiedo mentre diventa ancora più pallida. – Beh, ho sentito cosa progettavi e sapevi che non saresti morto, perché non ricordavo di avere questo bellissimo coltellino tascabile e che l'altro tuo amico era lì vicino.
- Emma... Per favore... – supplica.
- Emma... Per favore... – La imito e scoppio in una risata amara. – Sai Amanda, sei così generosa...
- Non sono... - protesta e io la guardo con gli occhi al cielo.
- Oh, certo che no! – Sono d’accordo con lei in tono beffardo. – Ho visto come guardavi il mio uomo, e finalmente hai pensato che oggi lo avresti portato a letto...
- Emma... Hai sentito male. – dichiara e rabbrividisce quando sente la lama avvicinarsi a lei.
- Sarà? Perché ti ho sentito chiamare così tante volte che sinceramente mi ha irritato parecchio. - dichiaro e guardandola continuo a parlare: - Ma ti capisco, sai...
- Tu... hai capito... me? - balbetta.
-Sì, un uomo come lui è perfetto, giusto? – rispondo con un sorriso malizioso. – Ma lui è impegnato con me.
- Non è... - riesce a balbettare e io le ringhio:
- Lui è... Ora ascoltami, sarò buona e ti lascerò andare, ma se scopro che stai ancora cercando il mio uomo... - Lascio la mia minaccia in aria e abbasso la lama, fermandomi vicino al suo collo e facendo un piccolo taglio come se si fosse passata l'unghia sopra e si fosse tagliata.
- Pazza, mi hai tagliato... - urla e sento dei passi e guardo l'orologio e se non prendo presto una macchina finirò per dormire per strada.
- Non è niente... - le dico e la avverto: - Diciamo che è perché non ho prenotato una stanza e solo per fartelo sapere ho cambiato il biglietto per una data successiva. – E mi guarda con un’espressione sorpresa.
- Sì, sono cambiato e non mi hai mai apprezzato nello stesso modo in cui tu non sei mai piaciuto a me! E con quel piccolo graffio starai lontana dal mio uomo. - Lo dichiaro.
-E se non resto? – risponde lei e io alzo gli occhi al cielo e dico:
- È meglio, se non vuoi ricevere una piccola visita a casa tua più tardi... - La avverto e le do l'indirizzo di casa sua e penso che stia per passare di lì, quindi le tolgo il coltello dalla faccia e la lascio andare: - Puoi andare... - E Amanda mi guarda e si ferma e io dico: - Meglio che tu vada e stia molto attenta. – La minaccio e lei praticamente scappa via e quando esce dalla porta la chiamo e le dico: - Voglio che tu stia lontana dal mio uomo e questo è il mio ultimo avvertimento.
E lei scappa via e io inizio a ridere mentre rimetto il coltello nella borsa. Ancora oggi non so perché non l'ho uccisa. Per un momento penso di no, sono sicura che se le facessi del male e Rafael lo scoprisse, so che non mi guarderebbe più come prima e inizierebbe a guardarmi con disgusto, repulsione e sicuramente penserebbe che sono pazza e non si sbaglierebbe e non potrei mai più vederlo. Anche se non lo rivedrò mai più dopo la minaccia che ho fatto ad Amanda.
E solo a pensarci mi viene da piangere, per tristezza, non perché l'ho uccisa. E sì, perché ho lasciato lì il mio uomo a parlare e pensare a lui mi fa urlare di nuovo di dolore. E piango di nuovo e quando mi guardo allo specchio e vedo la persona che ero lì, tutta macchiata di lacrime e tristezza, mi viene voglia di lanciare qualcosa contro lo specchio e afferro il cestino della spazzatura del bagno e lo attacco.
E sentirlo rompersi, vedere i frammenti di vetro frantumarsi in tanti piccoli pezzi mi ha fatto capire che mi ritrovavo come lo specchio distrutto da un amore che non avrei mai avuto.
E con un ultimo sospiro e guardando il vetro tagliato, esco dal bagno e inizio a cercare la porta d'uscita, dovevo uscire da lì il più velocemente possibile. Altrimenti gli correrei dietro e non potrei farlo. Perché Amanda glielo avrebbe detto e sapevo che lui mi avrebbe chiesto le dimissioni.
Ed è quello che facevo: quando tornavo a casa mandavo un messaggio e sparivo dalla vista di tutti e nessuno mi avrebbe più trovato. E sapevo che quello che avevo fatto era sbagliato e che avrei potuto finire in prigione o addirittura essere ricoverato in un ospedale psichiatrico.