11 30 luglio 1938 – sabato sera L’esame di Maturità è arrivato e è passato. Come per tutte le cose terribili, erano l’attesa, l’incognito a far davvero paura. Me ne rendo conto, però continuo a sentirmi come se non dovessi essere contento. Come le volte in cui ottieni una cosa che ti piace tanto e il timore di rovinarla o di perderla ti rende così triste che preferiresti non averla avuta. Dopo l’ultima, sudatissima prova ginnica in un’afosa tarda mattinata dell’altra settimana, – “Soccodato Umberto, afferrate gli anelli e fate la squadra...” – la commissione mi ha salutato romanamente e dalle loro facce tutto sommato distese ho capito che me l’ero cavata bene. Allora mi è venuto da ridere, perché mi sembrava d’essere passato d’un tratto dall’altra parte del tavolone. Mi sono sentito gra

