CAPITOLO VENTUNO Grandi finestre di vetro decoravano entrambi i lati della porta di vetro dell’Art for Life Studios. All’interno Avery riusciva a vedeva una stretta galleria con ogni genere di arte moderna: sculture, dipinti, disegni e collage retro. Più indietro ancora lo spazio si apriva su un’area molto più ampia, con cavalletti in cerchio per quella che immaginò fosse la zona di incontro destinata al corso d’arte. Le squillò il cellulare. “Black,” rispose. “Chi è il tuo uomo?” disse Finley. “Ho appena ricevuto una chiamata da uno degli amici di Tabitha. La vittima ha certamente seguito un corso d’arte in quello studio.” “L’avevo già capito. Non hai notato tutte le opere quando sei stato nel suo dormitorio?” “Che opere?” “Nella sua stanza.” “Quelle non erano opere d’arte.” Finle

