Capitolo 2

1801 Parole
Capitolo 2 Nix Lancio il cartone per terra ed inizio a lanciare in giro le mie cianfrusaglie alla ricerca di un bersaglio. Ho avvolto l’indice della mano destra in una salvietta per tamponare il flusso di sangue mentre rovisto tra le mie cose per trovare i cerotti. Non credo che riuscirò a trovarli. Diamine, non riesco a trovare niente in questa casa. È un disastro da tre mesi, a causa di un’enorme perdita al piano di sopra, il che ha essenzialmente provocato un collasso di quasi tutto il soffitto del primo piano. Da allora ho provato a recuperare il più possibile, vale a dire che ho dovuto ficcare dentro le scatole tutte le mie cose che non erano bagnate. Ho fatto le valigie e mi sono trasferito nel piccolo appartamento del mio fratellino fino al termine dei lavori. Possiede un bel posticino affacciato sull’Hudson con una splendida vista su Manhattan. L’unica cosa negativa è che rispetto a qui, Harley non ha spazio per correre. In questo momento quel pigrone del mio cane sta sonnecchiando sotto una quercia nel giardino sul retro. Sono contento che a Linc piacciano i cani e che non abbia problemi a far vivere Harley nel suo appartamento. Altrimenti, starei ancora vivendo nella mia casa fradicia, dormendo sui pavimenti in compensato che sono riuscito a montare al piano di sopra. È inutile. Non riuscirò mai a trovare un cerotto, quindi cosa deve fare un ex-Marine? Tenterò un fottuto approccio alla MacGyver, ecco cosa farò. Esco di casa e mi avvio verso la mia officina…verso il luogo dove mi sono ferito. Stavo martellando una lastra di metallo che avevo intenzione di trasformare in un serbatoio per una motocicletta personalizzata, e mi sono sbadatamente tagliato un dito contro il bordo. Mi è successa una cosa simile, beh, un milione di volte. Afferro del nastro isolante e mi avvio verso il lavandino. Getto nella spazzatura la salvietta insanguinata, sciacquo rapidamente il dito, poi avvolgo un’altra salvietta attorno al taglio, stringendo forte. Strappo un pezzo di nastro isolante con i denti e lo avvolgo attorno al dito. Non devo preoccuparmi di fare l’antitetanica. Visto il mio lavoro, sono sempre coperto. Ecco. Come nuovo. Riporto lo sguardo verso il serbatoio in metallo, passandomi le mani tra i capelli per la frustrazione. Mi ricadono immediatamente sul viso, quindi prendo nota mentalmente di andare a tagliare i capelli. Non li taglio da quando ho lasciato i Marines due anni fa, quindi è probabilmente arrivato il momento di una spuntatina. Strofino la mano sul volto e la barba morbida mi fa ricordare che non mi rado da circa una settimana. Questo tende a succedere quando sono impegnato con un nuovo pezzo. Mi concentro a tal punto da perdere la cognizione del tempo. Il che significa che non mi rado, dormo a malapena, ed è già tanto se mi ricordo di mangiare. Oggi il serbatoio sta facendo i capricci, e il taglio sul dito significa che ho bisogno di fare una pausa. Probabilmente dovrei preparare il pranzo, però sono troppo pigro per percorrere i 15 metri che mi separano da casa mia. La cucina è l’unica stanza a non essere stata danneggiata dall’acqua, quindi riesco almeno a mangiare mentre sono qui a lavorare nella mia officina. Decido di evitare di tornare a casa per prendere da mangiare, apro il minifrigo che ho qui nella mia officina e tiro fuori una Budweiser. È la Regina delle Birre, dopotutto. Apro il tappo e bevo una bella sorsata. Già. Molto meglio di un sandwich. Cammino verso la mia vecchia e malandata poltrona reclinabile e mi ci butto sopra, fissando il serbatoio. Questo è un progetto che normalmente riuscirei a portare a termine ad occhi chiusi, eppure mi sembra di annaspare. Bevo un altro sorso di birra e lancio un’occhiata alla mia area di lavoro. Questo è il mio rifugio. È il luogo dove posso stare da solo con i miei pensieri e posso lavorare con le mie lastre di metallo, creando dei pezzi d’arte. Ho comprato questa proprietà quando ho lasciato i Marines, giovane fisicamente ma vecchio mentalmente all’età di ventiquattro anni. Sono riuscito a risparmiare una montagna di soldi durante le mie due campagne in Afghanistan, soprattutto grazie alla paga supplementare per missioni pericolose che ho ricevuto. Sono riuscito ad acquistare la proprietà ad un prezzo stracciato. La casa aveva bisogno di molto lavoro, però l’ho comprata per l’enorme garage e per l’officina sul retro. Era il posto perfetto per poter avviare la mia attività di forgiatura personalizzata. Quando la gente scopre cosa faccio nella vita e viene a conoscenza del fatto che facevo parte dei Marines, dà automaticamente per scontato che durante il servizio io abbia fatto il saldatore. Nonostante non sia affatto così, tendo a non smentire la cosa. Ciò richiederebbe ulteriori conversazioni riguardo al periodo che ho passato tra i Marines, cosa che non amo fare. No, quando ho lasciato i Marines, le mie abilità non erano utilizzabili. Non c’era molto da fare per qualcuno in grado di sparare ad un obiettivo ad 1 kilometro di distanza, oppure di fare un lancio HALO da un aeroplano a novemila metri di altezza. La mia capacità di sfuggire alla cattura e a tollerare la tortura non servono a nulla nel mondo reale. Beh, tranne forse a Wall Street, ma non sono tagliato per indossare un completo ogni giorno della mia vita. Quindi ho iniziato ad occuparmi dell’unica altra cosa che conosco…la lavorazione dei metalli. Mio padre ha fatto il saldatore per tutta la vita, quindi ho pensato, che diavolo, se è andata bene a papà, andrà bene anche a me. In realtà poi non ho affatto seguito le sue orme. Mio padre è ancora esausto dopo quasi trent’anni in un cantiere navale, passati a saldare gli scafi delle chiatte e di altre imbarcazioni. È un lavoro massacrante e brutale. Inoltre è noioso e senza alcuna creatività, cosa che non sarò mai disposto a sacrificare. No. Ho deciso di sfruttare il mio certificato di saldatura per creare pezzi d’arte personalizzati con il metallo. Ciò include qualsiasi cosa, dalle motociclette su misura, alle fontane, fino ad arrivare ad enormi decorazioni da parete. Una volta lasciati i Marines ho avuto abbastanza denaro da potermi permettere di prendermi del tempo per mettere in piedi quest’attività di nicchia, e per essere una persona con in mano solo un diploma e anni in guerra, me la cavavo alla grande. Le mie moto partono da $25000. Vivo davvero una vita da sogno. Faccio ciò che amo, guadagno bene, e non devo rendere conto a nessuno. Cosa potrei chiedere di più? Lancio un’occhiata alla mia scrivania nell’angolo dell’officina. C’è una pila di scartoffie alta almeno 30 centimetri della quale mi dovrò occupare. Odio occuparmi delle fottute pratiche. Lo detesto. Fortunatamente ho attivato la domiciliazione delle utenze, quindi l’unica cosa della quale mi devo occupare è di depositare i miei guadagni in banca. Tuttavia tendo ad ignorare le piccole cose come la gestione dei conti bancari, fare la dichiarazione dei redditi, ed ordinare il materiale. Potrei occuparmene adesso, dato che oggi non continuerò a lavorare al serbatoio. Questo pensiero mi attraversa la mente per un paio di secondi, poi lo ignoro. Preferisco restare seduto qui ad osservare il serbatoio incompleto mentre bevo la mia birra. Proprio mentre sto per terminare la mia Bud, sento bussare alla porta sul retro. Mi alzo e sbircio dalla finestra dell’officina. Oh, cazzo. Mi risiedo, sperando disperatamente che non venga qui nel mio nascondiglio. Passa qualche secondo, poi sento dire: “Nix…sei qui?” Merda, merda. Che sfiga. Mi rialzo con riluttanza ed apro la porta dell’officina. “Di cos’hai bisogno, Lyla?” le chiedo gentilmente, per quanto umanamente possibile per Nix Caldwell. “È questo il modo di salutarmi, zuccherino?” Fa scorrere la punta del dito lungo il mio petto, il che non è esattamente spiacevole, però non sortisce l’effetto di un tempo. Lyla è una bella ragazza con lunghi capelli biondi e un corpo da urlo. Io e lei siamo andati al liceo assieme, e ai tempi ci siamo dati alla pazza gioia un sacco di volte. Proprio come molti dei miei compagni di classe, anche lei è rimasta a Hoboken dopo il diploma. Credo che faccia la parrucchiera in un salone di bellezza o roba simile. Da quando sono tornato ce la siamo spassata qualche volta, però sono stato molto chiaro sul fatto che non voglio altro al di là del sesso. Niente legami. Ogni volta mi dice che vale anche per lei, eppure continua a venire qui, pretendendo di fare qualcosa assieme. Immagino che ora sia qui per questo, il che è sconcertante. Lyla ha altri “amici di letto”, quindi perché non va a rompere le scatole ad uno di loro? Sono certo che siano molto più gentili di me. “Sto lavorando adesso,” le spiego. “Dai, non fare la lagna, Nix. Andiamo al cinema, poi a berci qualche birra.” “Mi dispiace, Lyla. Ho troppe cose da fare.” Lei si avvicina ulteriormente e riesco a sentire il suo profumo. È troppo intenso, mi fa bruciare il naso. Si mette in punta di piedi nel tentativo di avvicinare le labbra al mio orecchio. Essendo alto due metri potrei chinarmi per aiutarla, ma non lo farò. Si avvicina a sufficienza e sussurra con fare provocatorio: “Potremmo saltare il cinema e dedicarci ad altro allora.” Un tempo queste parole mi avrebbero fatto drizzare il cazzo e l’avrei presa contro il muro ma chiaramente il mio tempo con Lyla sta per subire un brusco arresto. Non sono più minimamente interessato e lei chiaramente vuole qualcosa di più del sesso senza legami. Mi allontano da lei e la scarico nel modo più delicato possibile per Nix Caldwell. Il che non è affatto delicato. “Ascolta, Lyla…mi dispiace. È solo che non sono interessato a te, ok?” Lei rimane sgomenta ed il sorriso seducente che stava sfoggiando svanisce all’istante. “Ma…non capisco…” La più grande lezione che Lyla sta per imparare dal Nix Caldwell post-guerra è che lui ha poca pazienza. E che una volta finita, non riesce a trattenersi. “Cosa c’è da capire? Non mi interessi. Punto. Per nulla. Fammi un favore e non tornare.” Il volto di Lyla sembra sgretolarsi, poi i suoi occhi si riempiono di rabbia. “Sei uno stronzo, Nixon Caldwell.” Io la fisso, i miei occhi sono probabilmente spenti, proprio come mi sento io a volte. “Lo so. Ora fuori di qui.” Le volto le spalle, convinto che stia per andarsene; invece vengo colpito da un secchio vuoto sulla nuca. Rimbalza e cade per terra con un frastuono. Mi volto a guardare Lyla e noto che ha uno sguardo molto soddisfatto, le mani sui fianchi e l’espressione imbronciata. Per una frazione di secondo valuto l’idea di vendicarmi…non fisicamente…verbalmente. Ed altrettanto velocemente, scaccio via questo pensiero. Resto semplicemente a fissarla imperturbabilmente fino a quando non si gira ed esce dalla mia officina con fare indignato. Apro di nuovo il frigo e prendo un’altra birra. Mi dovrò fermare per oggi. Non posso lavorare con gli utensili in metallo o con il fuoco dopo aver bevuto. È troppo pericoloso. Anche per uno come me, uno che è stato all’inferno e ritorno.
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