Mi trovai inerme difronte a tutta quella bellezza. Kyoko era una dea e io ero lì per adorarla. Tutto di lei evocava l'immagine della perfezione. La sua pelle liscia come seta, il suo profumo così intenso tanto da rimanermi impregnato addosso, quegli occhi e quello sguardo così profondi e innocenti che non potei che perdermici dentro. Ero uscito completamente di testa per lei. Alla radio della tavola calda, che aveva scelto Ed per far colazione tutti insieme, misero una delle mie canzoni preferite. Istintivamente, imitai i giri di basso, suonando uno strumento immaginario. Mi seguirono come bravi fratelli, Shota che, stringendo il pugno davanti alla sua bocca, immaginava di avere un microfono in mano, Fujiko che batteva a tempo le posate sul tavolo ed Ed che, come me, faceva finta di suona

