I segni del sepolcro Mediterranea, così era apparsa a Hendrikus Looman, spirituale come l’aveva vista Algranati: Cagliari dall’alto, il battito del cuore accelerava e la mia mano era stretta a quella di P. Eravamo forse alla conclusione di un pezzo della ricerca, solo un piccolo pezzo, ma eravamo anche e finalmente a casa. Avevo voglia del sapore del mio mare, di immergermi senza pensare a nulla se non ai riflessi che il sole rilancia sulla sabbia del fondale come in una cattedrale di profondità. Eppure, nella serenità del ritorno, riecheggiavano con un ticchettio assordante la poche e scarne parole del nostro oste torinese: “ cercare nel Sepolcro, sotto l’ottagono spagnolo”. I dodici mancanti ci sarebbero apparsi. Di sera, mentre disfacevamo i bagagli, tolsi dalla tasca il portadocumen

