ELLA Il ritorno al maniero avviene in un silenzio di piombo. La macchina scivola sulla strada umida, e ogni chilometro che ci avvicina a quell'immensa costruzione nera stringe un po' di più il mio stomaco. L'autista, un uomo sulla cinquantina dal viso chiuso come una porta di prigione, non ha pronunciato una parola dalla mia partenza. Non ha gettato un solo sguardo nello specchietto retrovisore. Guida, meccanico, assente, come se fossi invisibile. Come se non fossi già più del tutto una persona, solo un pacco che si trasporta da un punto A a un punto B. Le luci della città sfilano dietro il vetro. Le strade animate, i caffè ancora aperti, la gente che cammina ridendo, che si tiene per mano, che vive. Tutto questo si allontana, si cancella, si diluisce nell'oscurità crescente. I lampioni

