Novella Settima-1

2016 Parole
Novella Settima Il soldano di Babilonia ne manda una sua figliuola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in spazio di quattro anni alle mani di nove uomini perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie. Forse non molto più si sarebbe la novella d'Emilia distesa, che la compassione avuta dalle giovani donne a' casi di madama Beritola loro avrebbe condotte a lagrimare. Ma, poi che a quella fu posta fine, piacque alla reina che Panfilo seguitasse, la sua raccontando; per la qual cosa egli, che ubidientissimo era, incominciò. Malagevolmente, piacevoli donne, si può da noi conoscer quello che per noi si faccia, per ci che, se come assai volte s'è potuto vedere, molti estimando, se essi ricchi divenissero, senza sollecitudine e sicuri poter vivere, quello non solamente con prieghi a Dio addomandarono, ma sollecitamente, non recusando alcuna fatica o pericolo, d'acquistarlo cercarono; e, come che loro venisse fatto, trovarono chi per vaghezza di così ampia eredità gli uccise, li quali avanti che arricchiti fossero amavan la vita loro. Altri di basso stato per mille pericolose battaglie, per mezzo il sangue de' fratelli e degli amici loro saliti all'altezza de' regni, in quegli somma felicità esser credendo, senza le infinite sollecitudini e paure di che piena la videro e sentirono, conobbero, non senza la morte loro, che nell'oro alle mense reali si beveva il veleno. Molti furono che la forza corporale e la bellezza, e certi gli ornamenti, con appetito ardentissimo disiderarono, né prima d'aver mal disiderato s'avvidero, che essi quelle cose loro di morte essere o di dolorosa vita cagione. E acciò che io partitamente di tutti gli umani disideri non parli, affermo niuno poterne essere con pieno avvedimento, sì come sicuro da' fortunosi casi, che da' viventi si possa eleggere; per che, se dirittamente operar volessimo, a quello prendere e possedere ci dovremmo disporre che Colui ci donasse, il quale sol ciò che ci fa bisogno conosce e puolci dare. Ma per ciò che, come che gli uomini in varie cose pecchino disiderando, voi, graziose donne, sommamente peccate in una, cioè nel disiderare d'esser belle, in tanto che, non bastandovi le bellezze che dalla natura concedute vi sono, ancora con maravigliosa arte quelle cercate d'accrescere, mi piace di raccontarvi quanto sventuratamente fosse bella una saracina, alla quale in forse quattro anni avvenne per la sua bellezza di fare nuove nozze da nove volte. Già è buon tempo passato che di Babilonia fu un soldano, il quale ebbe nome Beminedab, al quale ne' suoi dì assai cose secondo il suo piacere avvennero. Aveva costui, tra gli altri suoi molti figliuoli e maschi e femine, una figliuola chiamata Alatiel, la quale, per quello che ciascuno che la vedeva dicesse, era la più bella femina che si vedesse in quei tempi nel mondo; e per ciò che in una grande sconfitta, la quale aveva data ad una gran moltitudine d'arabi che addosso gli eran venuti, l'aveva maravigliosamente aiutato il re del Garbo, a lui, domandandogliele egli di grazia speziale, l'aveva per moglie data, e lei con onorevole compagnia e d'uomini e di donne e con molti nobili e ricchi arnesi fece sopra una nave bene armata e ben corredata montare, e a lui mandandola, l'accomandò a Dio. I marinari, come videro il tempo ben disposto, diedero le vele a' venti e del porto d'Alessandria si partirono e più giorni felicemente navigarono; e già avendo la Sardigna passata, parendo loro alla fine del loro cammino esser vicini, si levarono subitamente un giorno diversi venti, li quali, essendo ciascuno oltre modo impetuoso, sì faticarono la nave dove la donna era e' marinari, che più volte per perduti si tennero. Ma pure, come valenti uomini, ogni arte e ogni forza operando, essendo da infinito mare combattuti, due dì sostennero; e surgendo già dalla tempesta cominciata la terza notte, e quella non cessando ma crescendo tutta fiata, non sappiendo essi dove si fossero né potendolo per estimazion marinaresca comprendere né per vista, per ciò che oscurissimo di nuvoli e di buia notte era il cielo, essendo essi non guari sopra Maiolica, sentirono la nave sdrucire. Per la qual cosa, non veggendovi alcun rimedio al loro scampo, avendo a mente ciascun sé medesimo e non altrui, in mare gittarono un paliscalmo, e sopra quello più tosto di fidarsi disponendo, che sopra la isdrucita nave, si gittarono i padroni; a' quali appresso or l'uno or l'altro di quanti uomini erano nella nave, quantunque quelli che prima nel paliscalmo eran discesi colle coltella in mano il contradicessero, tutti si gittarono; e, credendosi la morte fuggire, in quella incapparono; per ciò che non potendone per la contrarietà del tempo tanti reggere il paliscalmo, andato sotto, tutti quanti perirono. E la nave, che da impetuoso vento era sospinta, quantunque sdrucita fosse e già presso che piena d'acqua (non essendovi su rimasa altra persona che la donna e le sue femine, e quelle tutte per la tempesta del mare e per la paura vinte su per quella quasi morte giacevano), velocissimamente correndo, in una piaggia dell'isola di Maiolica percosse; e fu tanta e sì grande la foga di quella, che quasi tutta si ficcò nella rena vicina al lito forse una gittata di pietra; e quivi dal mar combattuta, la notte, senza poter più dal vento esser mossa, si stette. Venuto il giorno chiaro e alquanto la tempesta acchetata, la donna, che quasi mezza morta era, alzò la testa, e così debole come era cominciò a chiamare ora uno e ora un altro della sua famiglia; ma per niente chiamava, ché i chiamati eran troppo lontani. Per che, non sentendosi rispondere ad alcuno né alcuno veggendone, si maravigliò molto e cominciò ad avere grandissima paura; e come meglio potè levatasi, le donne che in compagnia di lei erano e l'altre femine tutte vide giacere, e or l'una e or l'altra dopo molto chiamare tentando, poche ve ne trovò che avessono sentimento, sì come quelle che, tra per grave angoscia di stomaco e per paura morte s'erano; di che la paura alla donna divenne maggiore. Ma nondimeno, strignendola necessità di consiglio, per ciò che quivi tutta sola si vedeva, non conoscendo o sappiendo dove si fosse, pure stimolò tanto quelle che vive erano, che su le fece levare; e trovando quelle non sapere dove gli uomini andati fossero, e veggendo la nave in terra percossa e d'acqua piena, con quelle insieme dolorosamente cominciò a piagnere. E già era ora di nona, avanti che alcuna persona su per lo lito o in altra parte vedessero, a cui di sé potessero fare venire alcuna pietà ad aiutarle. In su la nona, per avventura da un suo luogo tornando, passò quindi un gentile uomo, il cui nome era Pericon da Visalgo, con più suoi famigli a cavallo, il quale, veggendo la nave, subitamente imaginò ciò che era e comandò ad un de' famigli che senza indugio procacciasse di su montarvi e gli raccontasse ciò che vi fosse. Il famigliare, ancora che con difficultà il facesse, pur vi montò su, e trovò la gentil giovane, con quella poca compagnia che avea, sotto il becco della proda della nave tutta timida star nascosa. Le quali, come costui videro, piagnendo più volte misericordia addomandarono; ma, accorgendosi che intese non erano, né esse lui intendevano, con atti s'ingegnarono di dimostrare la loro disavventura. Il famigliare, come potè il meglio ogni cosa ragguardata, raccontò a Pericone ciò che su v'era; il quale, prestamente fattone giù torre le donne e le più preziose cose che in essa erano e che aver si potessono, con esse n'andò ad un suo castello; e quivi con vivande e con riposo riconfortate le donne, comprese, per gli arnesi ricchi, la donna che trovata avea dovere essere gran gentil donna, e lei prestamente conobbe all'onore che vedeva dall'altre fare a lei sola. E quantunque pallida e assai male in ordine della persona per la fatica del mare allor fosse la donna, pur parevano le sue fattezze bellissime a Pericone; per la qual cosa subitamente seco diliberò, se ella marito non avesse, di volerla per moglie, e se per moglie avere non la potesse, di volere avere la sua amistà. Era Pericone uomo di fiera vista e robusto molto; e avendo per alcun dì la donna ottimamente fatta servire, e per questo essendo ella riconfortata tutta, veggendola esso oltre ad ogni estimazione bellissima, dolente senza modo che lei intendere non poteva né ella lui, e così non poter saper chi si fosse, acceso nondimeno della sua bellezza smisuratamente, con atti piacevoli e amorosi s'ingegnò d'inducerla a fare senza contenzione i suoi piaceri. Ma ciò era niente: ella rifiutava del tutto la sua dimestichezza; e intanto più s'accendeva l'ardore di Pericone. Il che la donna veggendo, e già quivi per alcuni giorni dimorata, e per li costumi avvisando che tra cristiani era e in parte dove, se pure avesse saputo, il farsi conoscere le montava poco, avvisandosi che a lungo andare o per forza o per amore le converrebbe venire a dovere i piaceri di Pericon fare, con altezza d'animo seco propose di calcare la miseria della sua fortuna, e alle sue femine, che più che tre rimase non le ne erano, comandò che ad alcuna persona mai manifestassero chi fossero, salvo se in parte si trovassero dove aiuto manifesto alla lor libertà conoscessero; oltre a questo sommamente confortandole a conservare la loro castità, affermando sé aver seco proposto che mai di lei se non il suo marito goderebbe. Le sue femine di ciò la commendarono, e dissero di servare al loro potere il suo comandamento. Pericone, più di giorno in giorno accendendosi, e tanto più quanto più vicina si vedeva la disiderata cosa e più negata, e veggendo che le sue lusinghe non gli valevano, di spose lo 'ngegno e l'arti, riserbandosi alla fine le forze. Ed essendosi avveduto alcuna volta che alla donna piaceva il vino, sì come a colei che usata non n'era di bere per la sua legge che il vietava, con quello, sì come con ministro di Venere, s'avvisò di poterla pigliare; e mostrando di non aver cura di ciò che ella si mostrava schifa, fece una sera, per modo di solenne festa, una bella cena, nella quale la donna venne; e in quella, essendo di molte cose la cena lieta, ordinò con colui che a lei serviva, che di vari vini mescolati le desse bere. Il che colui ottimamente fece; ed ella, che di ciò non si guardava, dalla piacevolezza del beveraggio tirata, più ne prese che alla sua onestà non sarebbe richiesto; di che ella, ogni avversità trapassata dimenticando, divenne lieta, e veggendo alcune femine alla guisa di Maiolica ballare, essa alla maniera alessandrina ballò. Il che veggendo Pericone, esser gli parve vicino a quel che egli disiderava; e continuando in più abbondanza di cibi e di beveraggi la cena, per grande spazio di notte la prolungò. Ultimamente, partitisi i convitati, colla donna solo se n'entrò nella camera; la quale, più calda di vino che d'onestà temperata, quasi come se Pericone una delle sue femine fosse, senza alcuno ritegno di vergogna, in presenza di lui spogliatasi, se n'entrò nel letto. Pericone non diede indugio a seguitarla; ma spento ogni lume, prestamente dall'altra parte le si coricò allato, e in braccio recatalasi, senza alcuna contradizione di lei, con lei incominciò amorosamente a sollazzarsi; il che poi che ella ebbe sentito, non avendo mai davanti saputo con che corno gli uomini cozzano, quasi pentuta del non avere alle lusinghe di Pericone assentito, senza attendere d'essere a così dolci notti invitata, spesse volte sé stessa invitava, non colle parole, ché non si sapea fare intendere, ma co' fatti. A questo gran piacere di Pericone e di lei, non essendo la fortuna contenta d'averla di moglie d'un re fatta divenire amica d'un castellano, le si parò davanti più crudele amistà. Aveva Pericone un fratello d'età di venticinque anni, bello e fresco come una rosa, il cui nome era Marato; il quale, avendo costei veduta ed essendogli sommamente piaciuta, parendogli, secondo che per gli atti di lei poteva comprendere, essere assai bene della grazia sua ed estimando che ciò che di lei disiderava niuna cosa gliele toglieva se non la solenne guardia che faceva di lei Pericone, cadde in un crudel pensiero, e al pensiero seguì senza indugio lo scelerato effetto.
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