Riavutosi appena da quella scossa, rimase maravigliato di se medesimo, come se fosse stato per un momento un altr'uomo da quel che era. Non bastava a spiegargli quel suo sentimento subitaneo il naturale orrore della violenza: egli aveva avuto un moto di sdegno e di odio, ingiusto, inumano, inconciliabile con le sue nuove idee. Egli sapeva che da molti mesi migliaia d'operai languivano di fame per mancanza di lavoro. Anche respingendo il principio del diritto al lavoro, che equivale a negare il diritto alla vita, egli avrebbe dovuto sentir pietà per quegli uomini inaspriti da una lunga tortura immeritata, ai quali la società, quando essi le dicono: — Danne del lavoro per farci vivere! — risponde: — Lavoro non ce n'è, nutrirvi non posso, morite —, quella stessa società che li forza a servirl

