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1452 Parole

2 L’ora di pranzo era passata da un pezzo. Non avevo toccato cibo ma in compenso avevo assunto aspirine buttandole giù come caramelle. Avevo spesso mal di testa in quel periodo di intenso lavoro. Dopo aver sbrigato alcune telefonate e preso nota dei ritardi, mi diressi con i tacchi che ticchettavano sul parquet verso il salone principale, sperando di vedere quel ma­ledettissimo albero di sette metri nel posto assegnato. Non mi aspettavo che fosse già addobbato, per carità, ma che almeno fosse arrivato e installato come da programma. Varcata la soglia della grande sala del party, scorsi tutti i decori, ma non l’abete, attrazione principale, punto focale nonché massimo simbolo della serata. «Dannazione!» sbottai, stringendo i pugni e attirando gli sguardi dello staff al lavoro. «Qualcuno

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