Clara si sentiva perduta, e nessuno accorreva in suo soccorso. Ella cercò di calmare i singhiozzi che le squarciavano il petto oppresso, prese un foglio di carta, una penna, ed interrompendosi ad ogni istante, per asciugare le lacrime che cadevano copiose sulla carta, scrisse alcune righe sconnesse, che mostravano l'agitazione della sua anima, lo sconvolgimento del suo cervello. «Caro Alfonso, «Se tu tardi ancora a venire in mio soccorso, io e mia figlia siamo perdute; quell'uomo è capace di tutto, l'ho compreso. « In qualunque luogo ti giunga questa lettera, parti, parti subito. Tua sorella ti chiama, invoca il tuo aiuto, tua sorella è alla disperazione. «Vieni, non prolungare la mia agonia: sono in campagna, alla villa Rambaldi; se vieni a Firenze, non metter piede nel mio palazzo; g

