Clara ebbe un melanconico sorriso. — Oh! Grazie, grazie. — Ella si alzò a stento dalla poltrona, ed appoggiata al braccio del notaro, si ricondusse alla sua vettura. Il notaro, rientrando nello studio, scuoteva tristamente la testa. — La poverina ha poco tempo da vivere, — pensava. — Ma quell'uomo non ha dunque un cuore? Egli che dovrebbe cadere ai piedi di quella degna creatura ed implorare il suo perdono, invece si fa schiavo di una donna perduta, che forse l'inganna. Povera Clara! — La contessa, tornata alla villa, dovette subito mettersi a letto. Una immensa prostrazione l'aveva invasa, non si sentiva più la forza di alzare una mano, un sudor freddo le scorreva per tutto il corpo. — Se dovessi morire! — pensò. Ed a questa idea le si aggiunse quella di essere stata avvelenata.

