Il conte fremeva, mentre Fabio parlava. Egli non poteva, né voleva mostrare al giovane la lettera della contessa. Fabio non doveva sapere che si era servito della sua mano per versarle il veleno. Ah! pazzo che era stato a non prender prima tutte le sue disposizioni! Un fremito di disperazione lo colse: lo spettro della miseria, del disonore, si drizzò davanti a lui. Ma siccome era energico, non tardò a riaversi da quella debolezza e formò subito nella sua mente un'ardita risoluzione. - Voglio crederti, - disse a Fabio - benché questa lettera mi dimostri il contrario. Ma la mia povera Bianca deve averla scritta in un momento di esaltazione mentale. Ah! non mi perdonerò mai di non essere stato vicino a lei negli ultimi momenti! Dimmi, ha molto sofferto? - Moltissimo! - rispose Fabio. -

