Mi chinai in avanti e spinsi, anche se la lama mi tagliò camicia e pelle. Leona la tirò indietro, ma io mi avvicinai ancora di più. «Spero che non dovrai mai scoprirlo» mormorai. «Perché, sicuro come la morte, non sarò io, Leona.» Lei espirò e io feci scontrare le nostre labbra, chiedendo di entrare con la lingua. E lei me lo concesse, baciandomi con altrettanta rabbia. Il coltello cadde a terra con un tonfo sonoro, mentre spostavo la mano tra di noi e poi la infilavo nelle sue mutandine, trovandola già bagnata. Le accarezzai il clitoride con le dita, facendola ansimare nella mia bocca. Infilai il dito nel suo avvolgente calore. Era così sexy, cazzo. A quell’intrusione inaspettata, si tese, ma, quando premetti la base del palmo contro il suo fascio di nervi, si rilassò. La scopai lentame

