Capitolo 3 il branco degli emarginati

3421 Parole
È un risveglio frastornate quello della piccola omega. "Guarda come è piccina." "Si, si, e guarda che bei capelli che ha." "Se ci becca Calipso, ci fa lavare la mensa per un mese. È stata chiara di non svegliarla." "Lo so Noe, ma tu sei curiosa quanto me." Le due voci molto simili e gioiose, svegliano la piccola Ros. Che aprendo gli occhi, si trova un viso davanti. Molto vicino. "Guarda che occhi che ha. Dea che invidia." Ros spaventata, sussulta, nascondendosi sotto il lenzuolo. Ancora troppo confusa per chiedersi dov'è finita. "Noe staccati, non vedi che la spaventi con la faccia che ti ritrovi?" La tira via la bruna, facendola sbuffare. "Guarda che siamo gemelle, la mia faccia è uguale alla tua." Ros, incuriosita dalla situazione, sbircia da sotto le  lenzuola di cotone. Sorride divertita dalla scenetta delle due gemelle, che discutono su chi sia più bella. Anche se, a parere di Ros, sono identica, tranne per il colore dei capelli e la loro lunghezza. "Sono comunque più simpatica di lei. Vedrai che lei preferirà me." La indica la bionda, incrociando le braccia al petto. La sua espressione offesa è talmente buffa, da rubare una risata alla piccola Ros. Che subito torna al centro della loro attenzione. E la brunetta a farsi avanti. Questa volta con più attenzione, lasciandole i suoi spazi. "Ci dispiace averti svegliata. Non volevamo essere scortesi, ma eravamo molto curiose di conoscerti." Sentendo un tono gentile e dolce, finalmente Ros esce dalle coperte, guardandosi in giro curiosa. La stanza in cui si trova e modesta, ma comunque colorata e con tutto ciò che può servire. Un armadio, un settimino, un comodino. In più c'è una seconda porta, che Ros spera porti al bagno. Osservando il suo corpo, solo ora si rende conto di essere nuda, apparte per le fasciature sul busto. Sono quest'ultime a ricordarle le ultime 24 ore. La sua fuga, l'orso, l'incontro con quei due sconosciuti. La perdita del pugnale e dello zaino. Aggirata si mette seduta, cercando i suoi averi. Sospirando di solievo quando li vede posati su una sedia poco lontano. Ma resta una domanda da farsi. Dove si trova? "So che sei confusa, lo sarei anche io. Ma se vorrai ti spiegheremo ogni cosa. Cominciando dal presentarci." Si rimette in piedi la brunetta, mettendosi di fianco alla gemella bionda. "Io sono Cora." Si presenta la brunetta, seguita a ruota dalla bionda. "Ed io sono Noe." "E siamo le gemelle sirene." Concludono insieme. Facendo spalancare gli occhi alla piccola omega. Non tanto perché sono gemelle, ma perché ha davanti a sé delle sirene. "Sirene?" Chiede confusa. Credeva fosse una razza estinta, o molto rara che vive lontana da queste terre. "Esatto piccina. Hai davanti a te due splendide sirene." Si pavoneggia la bionda, rubando un sorriso alle ragazze che la guardano. "Se è sorpresa ora. Sverra quando vedrà il branco lì fuori." Le parole di Cora incuriosiscono molto Ros. Che, alzandosi con attenzione, si avvicina alla finestra. Rimanendo senza fiato. La neve non c'è, sostituita dal sole e da un tempo estivo. Ma non è solo questo a soprendola, ma la gente che cammina tranquilla tra le strade. Fate, licantropi, vampiri, folletti, e molte altre razze che la piccola non aveva mai visto. Sembra essere finita in una fiaba, una fiaba bella che racconta di tutte le razze del mondo che vivono in armonia. Tanto le sembra un sogno, che si pizzica il braccio. Insultandosi subito per la sua stupida, e strofinandosi il punto dolorante. Gesto che fa scoppiare a ridere le due gemelle. "Andiamo, ti mostriamo il nostro branco. E risponderemo a tutte le tue domande." Noe ha già infilato la testa nell'armadio, per cercarle qualcosa da mettersi. "Ma prima devi farti una doccia e una bella colazione. Altrimenti Calipso ci uccide." Le parla, porgendole una tuta estiva e un asciugano. Mentre Cora le indica la porta, che ora ha la certezza essere il bagno. Guardandosi il corpo, arrossisce leggermente. Non tanto per la sua nudità, ma per la richiesta che deve farle. "Potreste aiutarmi a..." Balbetta indicandosi le fasce, impossibili da togliere da sola. Le gemelle non le fanno finire la frase, capendo subito il bisogno che ha. "Che sciocche che siamo. Ci pensiamo noi piccina." Noe ha ormai deciso di usare questo nomignolo per la piccola Ros. Che, per merito la sua stazza fisica, è perfetto per lei. Finalmente libere da quella fasciatura stretta, può godersi un doccia calda rilassante. Ma pultroppo, una volta sotto il getto bollente, tutto ciò che è successo le ritorna adosso come una bomba. Sua madre è morta. Lei è fuggita, per salvarsi, per fare che la sua morte non fosse in vana. E invece stava già per morire  in pasto a un orso. Si abbraccia, ricordando gli abbracci della madre. Che le manca già terribilmente. Ora che l'adrenalina e la confusione sono scomparse. Sente la tristezza toccarle il cuore, e le lacrime unirsi all'acqua della doccia. "Tutto bene tesoro?" Le chiede Cora, appoggiata allo stipete della porta. Ma Ros, non ha le forze ne meno di mentire. E scoppiando in lacrime, nega ripetutamente con la testa. Sta per cadere in ginocchio, se non fosse intervenuta subito la sirena, prendendola tra le braccia. "Mia madre è morta. E morta per me. Ed io, non sono stata in grado di salvarmi." Sussura tra i singhiozzi, lasciandosi cullare dalle braccia della sirena. E sempre stata una ragazza diffidente, non si è mai mostrata così tanto, se non con sua mamma. Ma la tempesta che sente dentro di sé, ha fatto crollare ogni sua corazza. Una terza mano si unisce alla coccola. Vicino alla gemella, Noe a preso ad accarezzarle il capo. "Tutti noi abbiamo perso qualcuno che amavamo piccina, altri persino tutta la famiglia. Ma non è con la disperazione che gli faremo onore. Con il tempo vedrai, che andrà meglio." Solleva il viso dal petto Cora, incrociando il viso delle due gemelle. Sorridenti e cordiali, ma nei loro occhi azzurri un dolore passato è ancora vivo. "Mi dispiace. Sono un disastro." Sorride, cercando di sdrammatizzare la situazione, indicando i vestiti delle due gemelle fradice. Le due scoppiano a ridere, sollevandosi dal piano doccia, e chiudendo l'acqua. "Ok piccina. Ora basta piangersi adosso. Ci cambiamo e andiamo a gironzolare. Oggi è una splendida giornata." Gli passa un asciugamano, per poi asciugarsi i suoi con uno più piccolo. Facili da gestire, essendo molto corti. "Come tutti i giorni d'altronde." Risponde Cora, asciugandosi i suoi con più difficoltà per la sua lunghezza fino alla vite. Il tutto sotto lo sguardo di Ros, ancora troppo frastornata per tutto ciò. Ha davanti a sé delle sirene, e ancora non ha la volontà di ragionare con logica. Ha semplicemente deciso di farsi trascinare da tutta questa follia. Mentre si riveste Ros, sola nella stanza nell'attesa che le gemelle tornino. Decide di mettere da parte il suo dolore, per non pesare ulteriormente sulle due gemelle così allegre. Anche perché è da mesi che piange la morte della madre, ancora prima che essa avvenisse. Sapevano sarebbe successo, era inevitabile. Ma fa comunque male. Non accantona il dolore per egoismo. Ma per sua madre, che le ha fatto promettere di non essere triste per lei. Perché lei avrebbe raggiunto il suo amato Jek, e sarebbe stata in pace se la figlia sarebbe stata felice. Quindi la piccola Ros decide di concentrarsi sulla sua nuova vita. Lasciando spazio alle infinite domande che ha nella testa. A partire da come è possibile che qui sia estate, nonostante in realtà sia pieno inverno. E poi c'è un nome che la tormenta, Calipso. L'hanno nominata due volte le gemelle. Ma lei ha già sentito quel nome. È il nome della lupa che la salvata insieme al vampiro. Si chiede chi siano. Perché l'hanno salvata. E dove si trova ora. Domande alle quali  spera che le gemelle le daranno risposte. "Non ci hai detto ancora il tuo nome piccina." Sobbalza, girandosi verso la porta, dove le due gemelle la aspettano per uscire. "Rosemary, ma potete chiamarmi Ros." In teoria dovrebbe dire "Ros per gli amici". Ma in verità lei non ha mai avuto amici, solo sua madre la chiamava così. Le due gemelle le prendono un braccio ciascuno, facendola sentire un po' in trappola. Ma in modo piacevole. "Bene Ros, ora andiamo. Questa stanza mi ha stufato." Sorride la piccola, facendosi trascinare dalle due gemelle. Sentendo un calore nel loro tocco, un calore che ha sempre sentito solo con sua madre. Ma ora è felice di avere due nuove amiche. O almeno spera che siano sue amiche. La casa è davvero enorme, piena di stanze e gente troppo impegnata per pensare a lei. Cosa che la confonde. Ora porta il marchio e l'odore degli omega, nel suo ex branco avrebbe avuto tutti gli occhi adosso. Invece qui, sembra non contare. Si sente una delle tante. E questa sensazione le piace. Le piace molto. Raggiungono la cucina, grande più della sua ex casa. Oltre ai fornelli, nella stanza c'è un enorme tavolo. Sicuramente la mensa di cui parlavamo prima le gemelle. "Mala è rimasto qualcosa da mangiare?" Chiede Cora, non notando la piccola che si nasconde dietro di loro. Atteggiamento che ormai ha da sempre, nascondersi. "Sapete le regole ragazze, chi fa tardi non mangia." Risponde la donna, minacciandole con un grosso mestolo. La donna attira l'attenzione di Ros. Una donna di circa 50 anni, dalla stazza di orso. Ancora più terrificante, con quel mestolo in mano. Ma ciò che attira ancora di più l'attenzione. E un marchio a fuoco sul braccio, un marchio inflitto con il fuoco. Non riesce a capire cosa sia, sfumato ormai dalla pelle invecchiata. Ma ne rimane comunque colpita, perché sembra un marchio che si fa alle bestie, e non a una persona. "Non è per noi Mala, è per la nuova arrivata." Cora si sposta, facendola uscire fuori allo scoperto. Lo sguardo della donna si addolcisce all'istante. Manco fosse bipolare. "O piccola cucciola, tutto ciò che vuoi. Siediti amore, mamma Mala ti prepara subito qualcosa." Le indica di sedersi al grande tavolo, per poi mettersi subito ai fornelli. Sotto lo sguardo scocciato delle gemelle. "Vecchia strega, a me non avrebbe dato ne meno un pezzo di pane." Sussura alla piccola, ma non con rabbia anzi. Usa un tono divertito che fa sorridere Ros. "Ti ho sentita Noe. Ingrata di un pesce lesso. Se potessi ti cucinerei al fuoco, come una trota." Le due gemelle scoppiano a ridere. Al contrario della cuoca che gli punta di nuovo l'arma adosso. La serenità che si è creata nella stanza, lascia alla piccola la possibilità di osservare ancora la cuoca. Notando un nuovo dettaglio. I suoi occhi marroni, mentre litiga con le gemelle, hanno subito una lieve sfumatura blu. Quella donna è una omega. Ma è come se fosse solo una sfumatura nella sua anima. Al contrario di lei che si sente omega in ogni cellula del suo corpo. Mentre era immersa nei suoi pensieri, la tavola è stata riempita di ogni cibo possibile. "Grazie. Ma... Non credo riuscirò a mangiare tutto." Si morde il labbro mortificata. E cresciuta con la regola di non sprecare il cibo, perché in casa sua non è mai stato abbondante. "Tranquilla cara, ciò che non mangerai lo porterò personalmente alla casa famiglia." Casa famiglia? Non ne ha mai sentito parlare. Nel suo ex branco chi rimaneva senza famiglia veniva esiliato oppure moriva di fame. Il cuore della piccola Ros si riempie di amore. Questo posto, sembra davvero una favola. Una volta finito di mangiare, con molto gusto e in abbondanza. Mala si allontana con quattro vassoi di cibi, senza nessuna difficoltà. "Bene piccina. Credo che per farti capire cos'è questo posto. Il modo migliore è raccontarti la nostra storia." Le due gemelle si prendono per mano. Per farsi forza a vicenda, si vede che parlarne reca ancora molto dolore. "Eravamo un regno davvero numeroso. Circa 5 anni fa, ci stavamo spostando ad est, a causa della mancanza di cibo. Ma durante la traversata venimmo attaccati dai cacciatori." La voce diventa fragile, mentre la mano stringe con forza quella della sorella, che continua per lei. "Non abbiamo molto ricordi di quella notte. Arpioni colpivano le nostre sorelle. E colpirono anche noi, che finimmo in una corrente, troppo forte da attraversare con le code ferite." Prende un lungo respiro, fissando gli occhi della omega lucidi, pronti a piangere. Sente il loro dolore, come se fosse il suo. E per la prima volta si sente fortunata della vita che ha avuto, nonostante tutto. "Ci risvegliamo sulle rive del mar di Ornica, l'unica fonte d'acqua del deserto a sud. Recuperate le forze, viaggiammo via terra per giorni e giorni, senza una meta." Lo sguardo della piccola si fa confuso. A piedi? Ma loro sono sirene. Anche se davanti a lei hanno le gambe, dettaglio a cui pensa solo adesso. Ancora troppo frastornata da tutto. Cora capisce subito i suoi dubbi, così prende il posto della sorella nel racconto. "In pochi sanno che le sirene sono mutaforma. Possono vivere sulla terra, basta avere queste." Indica una collana attaccata al collo, che nasconde sotto la maglia. La stessa che ha la gemella. "Ce l'ha donata Calipso, contiene una goccia eterna del grande Oceano blu. Ma di questo ne parleremo dopo." Conclude facendole l'occhiolino. Tornando al racconto principale. "Come ho detto, abbiamo bisogno di almeno una goccia d'acqua per sopravvivere. E camminare in un deserto, be' puoi immaginare come sia finita. Stavamo per morire disidratate, quando venimmo soccorse da un lupo bianco e grigio, e un uomo che camminava al suo fianco." "Calipso e Tristano." Parla senza pensare Ros, collegando la sua storia a quella delle gemelle. Che infatti annuiscono all'unisono. "Esatto, ci hanno portare qui. Dato un tetto sulla testa, insegnato un mestiere. Insomma una vita nuova." Sembra davvero una bella storia. Tanto che la piccola si chiede se anche lei potrà avere questi doni. Se ne sarà all'altezza. "A quei tempi eravamo in pochi, ma la nostra gente è cresciuta mese dopo mese. Grazie a Calipso e Tristano. Ad oggi non so ne meno quanti siamo, ma siamo tanti è tutti diversi tra noi. Tanto che il branco venne nominato il branco degli emarginati." Emarginati. Conosce bene questa parola. Lo è stata da quando è nata, e sempre stata una emarginata, ed ora è finita in un branco che sembra farne un vanto. "Non ci sono solo razze rare. Ma anche fragili sopravvissuti. La cuoca ne è un esempio." Ros torna subito attenta, cercando di capire le sue parole. La cuoca non ha assolutamente un aspetto fragile. Anzi, la sua stazza farebbe paura anche all'orso dell'altra mattina. Ma Cora si appresta a darle spiegazioni, vedendo il suo sguardo confuso. "Lei era un omega, schiava di un Alfa crudele e sanguinario. Tanto spregevole da marchiarla a fuoco, ritenendo non fosse abbastanza il marchio lunare dell'omega." Allora non è stata una sua impressione. Quella donna è davvero un omega. Eppure non lo dimostra, non ne ha le sembianze, e ne meno l'odore. "Ma, io non capisco. Non sembra un omega." Chiede ancora più confusa. Perché non è possibile perdere così il suo status. Lei lo sa bene, la madre ha cercato un modo per anni. "Perché non lo è più." Non è una della gemelle a rispondere. Ma un uomo appoggiato allo stipete, che mangia annoiato una mela. È Tristano, l'uomo che la salvata. "Devi capire piccola lupa, che questo branco non segue le leggi dello status. Perciò chi decide di farne parte, perde il suo status. Diventando semplicemente chi vogliono. Ma ciò solamente se si accetta il nostro alfa come suo." Ros sta per fare altre domande. Tante che la tormentano da quando si è svegliata. Ma delle urla dal piano superiore lì interompe. "Maledetto pipistrello. Dove hai messo quei documenti. Sei il solito disordinato, un giorno di questi ti appendo a testa in giù." Gli insulti e le minacce continuano. È una voce di donna, che urla incazzata nera. E mentre Ros ne rimane impaurita, il vampiro ride divertito incamminandosi verso le urla. Fino a sparire dalla sua vista. "Non devi averne paura. Calipso sembra cattiva, ma in realtà è la persona più buona del mondo. Basta vedere questo posto per capirlo." Ancora questo nome. Ancora questa donna. Che Ros non vede l'ora di vedere per ringraziarla. Ma per ora si limita a fare le sue domande. "Come è possibile che sia estate?" Chiede indicando il bel tempo fuori dalla finestra. Cosa che fa ridacchiare le gemelle, ormai abituate a questi misteri. "Con gli anni, hanno salvato molte razze che poi sono venuti a vivere qui. Ma non ci sono razze solo di queste terre, ma anche creature dei continenti caldi. Che volevano rimanere, ma pultroppo non potevano sopravvivere in un clima freddo. Perciò Calipso ha ordinato alle streghe del branco di creare un tempo sempre estivo, non troppo caldo né troppo freddo. Perfetto per ogni razza presente." Be è una spiegazione semplice in realtà. A parte per il cervello di Ros, in cui la confusione e la sorpresa regnano sovrani ormai. Ma decide di proseguire con le domande. Perché altrimenti diventerebbe pazza. "Come mai non ne ho mai sentito parlare? Insomma un branco del genere non passa inosservato." Cora sta per rispondere. Ma viene bloccata dalla sorelle, che urla di voler rispondere lei. Una scenetta che ricorda la prima elementare a scuola, dove i bambini gareggiano per rispondere alle domande. "Questa la so. Allora... È merito delle fate e degli elfi, che hanno creato una barriera che ci rende invisibili e ci protegge da chiunque voglia farci del male." Conclude facendo la linguaccia alla sorella Che risponde dandogli della bambina. Facendo partire il solito battibecco tra le due. Una scenetta che farebbe ridere la piccola Ros. Se non fosse immersa nei suoi pensieri. Troppe informazioni. Troppe novità. Troppe emozioni. " Ho bisogno di uscire E di stare un po' sola." Le gemelle si bloccano per fermarla. Ma alla fine decidono di lasciarla andare. Infondo sanno cosa sta provando. E quanto tutto questo sia troppo per una piccina come lei. Respira profondamente l'aria del giardino. Osservando il cielo, chiedendo un segno. Un qualsiasi cosa che le dica cosa deve fare. Rimanere e affrontare la sua natura da omega. O andare nella terra degli umani e sopprimere la sua lupa... Non sa di essere osservata. Non sente lo sguardo di Calipso, che la spia dalla finestra del suo ufficio al secondo piano. "Pensi che stia bene?" Gli chiede Tristano, mettendosi al suo fianco. Ammirando anche lui l'Omega confusa. "No, è stata trasportata in un mondo, che non credeva possibile. E ciò fa paura. Sicuramente si starà chiedendo se rimanere o scappare." E mentre il vampiro è sorpreso. Calipso non lo è per nulla. Conosce quei sentimenti. E sa che i piani dell'omega erano diversi. Ha visto nel suo zaino una mappa, segnata per raggiungere il mondo umano. "Scappare per andare dove? Per finire nelle grinfie di un alfa, di un cacciatore. O peggio, nello stomaco di qualche animale." Confuso e arrabbiato il vampiro inizia a camminare avanti e indietro. Non vuole che la piccola se ne vada. E troppo piccola e delicata per il mondo lì fuori. E se le succedesse qualcosa, non se lo perdonerebbe mai. " Le devi parlare Calipso. Non puoi permettere che se ne vada. Non puoi." La guarda con gli occhi neri, segno della trasformazione. Non lo fa per attaccare Calipso. Ma solo perché è davvero preoccupato per la piccola lupa. E questo Calipso lo sa. Anche se non si priva dal minacciarlo. "Se mi mostri i denti, te li stacco e li uso come stuzzicadenti." Il vampiro si calma, facendo tornare gli occhi azzurri. Sa che lo sta dicendo per lui. Ormai i due si capiscono da uno sguardo. "L'aiutero, ma non sceglierò per lei. Se rimarrà, la aiuterò a crearsi una vita. Se vorrà andarsene, troverò il modo di proteggerla fino alla sua destinazione." Torna a guardare la piccola. Ancora ferma nello stesso punto. La guarda con espressione seria e fredda. Con la sua solita postura rigida e controllata. Cosa che fa sorridere il vampiro. Che ormai sa che quella è solo una maschera. Perché dentro di lei, spera come lui, che la piccola omega rimanga. "Vedi qualcosa in lei vero?" Non risponde Calipso, e Tristano sa già la risposta. Perché conosce la sua storia, e sa cosa vede in quella piccola omega. Vede una piccola parte di lei. Una parte che ha abbandonato in passato. O_oO_oO_oO_oO_oO_oO_o Le due gemelle 
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