Aaron si era unito a noi non solo per pranzo, ma anche per cena. La mia famiglia non lo aveva lasciato andare e parlavano con lui con una tale euforia che li ascoltava. Alla fine lo stavano licenziando perché li avevo informati che era troppo tardi per Aaron e che dovevamo riposarci tutti. Accettarono, a condizione che tornassero il giorno dopo per continuare a scambiarsi risate, argomenti di conversazione e lusinghe. -Ti adorano- commentai quando fummo fuori. -È un regalo- disse beffardo. -Non eri così quando ti ho incontrato. Hai solo comandato e ti sei arrabbiato- dissi ricordandolo. Ha riso. -E continuo ad esserlo con tutti. Mi hai conquistato il cuore- Rispose prendendomi per mano. Stiamo zitti. Non era scomodo, eravamo solo io e lui. Ci siamo rimessi in contatto come la pr

