CAPITOLO VENTICINQUE Dario entrò nell’arena e venne accolto dal tonante applauso dei cittadini dell’Impero che, insaziabili, volevano assistere ad altre morti. Camminava impacciato, incatenato ai suoi tre fratelli Desmond, Raj e Luzi – e a numerosi altri gladiatori – sentendo la mancanza di Kraz. L’arena vibva con maggiore forza rispetto al giorno precedente e Dario, sebbene stancato dalla battaglia, rimase impressionato come se fosse la prima volta. La luce era così brillante lì, rimbalzando contro le pareti di terra chiara e mentre ondate di calore lo colpivano gli arrivava anche il puzzo dei corpi delle migliaia di cittadini dell’Impero oppressi dai raggi dei soli. Marciare lì era come entrare nella casa della morte. Dario, dolorante per le sue ferite, ricoperto di graffi e tagli, all

