XXVII

1125 Parole

XXVII C’era un po’ di carbone in un secchio e un po’ di legna accanto al camino. Il tempo era freddo e umido; un po’ di fuoco sarebbe stato di ristoro all’investigatore, ma la luce avrebbe potuto filtrare attraverso le fessure delle persiane, cosicché rinunciò ad accendere il fuoco. Era condannato anche al digiuno, poiché non poteva approfittare dei resti di carne rimasti sulla tavola: non si mangia nel piatto di un lebbroso né in quello di una belva. Fortunatamente aveva la sua pipa e una buona provvista di tabacco. Il tempo passava; era venuto il crepuscolo e l’ombra invadeva a poco a poco la stanza. Il silenzio diveniva pesante. Nulla di piú snervante di una lunga veglia nel silenzio, al freddo, nell’immobilità, soprattutto quando si deve rimanere sulla difensiva, pronti ad ogni ist

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