IL BANCO LOTTO DI DON CRESCENZO Donna Bianca Maria Cavalcanti aveva riletta otto o dieci volte quella lettera, prima di riporla in tasca: e mentre, tutta sola nel grande nudo salone, lavorava al suo merletto sul tombolo, ripensava quello che vi era scritto, ricordandosene già delle frasi a memoria, rivedendone innanzi agli occhi le parole, riandandone nella mente tutto il significato: così i fuselli sottili e sonanti le si arrestavano nelle mani, mentre l’anima era partita al suo sogno. La lettera era onesta e buona: diceva che per affetto di medico e di amico le consigliava, ancora una volta, di levarsi da quella casa fredda e solitaria, dove ella vegetava miseramente, che la pregava di degnarsi, come un’umile, una semplice offerta, d’accettare l’ospitalità in campagna, nella borgata e n

