Sushi bar Nyotaimori, via Avogadro 67, seraIl commissario Paludi e il sovrintendente Scianna entrarono in un piccolo disimpegno illuminato da alcuni portacandele di bambù. C’era una piccola insegna di ferro battuto con scritto “Nyotaimori”. Appena varcata la soglia del locale una donna dagli inconfondibili tratti orientali gli venne incontro. Giorgio Paludi sbuffò, stavano per cenare in un ristorante, cinese, o giapponese, o tailandese che fosse. Insomma non sarebbero riusciti a ordinare un piatto di trenette al pesto. – I signori hanno prenotato? – Un tavolo per due alle nove. La donna rispose con un inchino. Era vestita in abiti tradizionali. Aveva un kimono Ho¯mongi con delle vistose decorazioni che salivano fin sulle spalle. – Vogliate seguirmi. L’accento italiano era perfetto. Il

