Piantò gli occhi nei suoi, investendolo con una luce quasi rubina, sforzandosi di convogliare il suo potere su di lui. E diamine, funzionò. Corvus, docile quanto un agnellino, abbassò il braccio e lo seguì in religioso silenzio. Poi, quand’erano quasi sulla soglia e quindi abbastanza visibili, Ben si voltò, gli prese il volto tra le mani e gli regalò uno sguardo languido, come se si apprestasse a baciarlo. Ciò che fece, però, fu azzannarlo al collo con tale ferocia che Theo lo paragonò a un animale che avesse contratto la rabbia Andava soppresso, non c’era dubbio su questo. Eppure, nell’assistere impotente a quella scena ripugnante, non poté non provare ancora della compassione per Corvus, la cui unica vera colpa era stata quella di innamorarsi della persona sbagliata. Un feroce assassin

