“Ah! Gongora,” esclamai dopo aver contemplato per qualche momento quello spettacolo incantevole; “io darei dieci anni di vita per poter far comparir qui, con un colpo di bacchetta magica, tutte le persone care che mi aspettano in Italia!” Il Gongora mi accennava un largo spazio del muro tutto nero di date e di nomi scritti colla matita, col carbone, e incisi colla punta dei temperini dai visitatori dell'Alhambra. “Che cos'è scritto qui?” mi domandò. M'avvicinai e gittai un grido:—Chateaubriand! “E qui?” “Byron!” “E qui?” “Victor Hugo!” Scendendo dal mirador de la reina io credevo d'aver visto l'Alhambra, e commisi l'imprudenza di dirlo al mio amico. Se avesse avuto in mano un bastone, son certo che me l'avrebbe dato fra capo e collo; ma non avendolo, si contentò di guardarmi coll'a

