Oh meraviglia! Era il cortile d'una casa araba, cinto di colonnine graziose, sormontato da archi leggerissimi, con quegli indescrivibili ricami dell'Alhambra intorno alle porticine e alle finestrine binate, colle travi e gli assiti del soffitto scolpiti e coloriti, colle nicchiette per i vasi dei fiori e le urne dei profumi, col bagno nel mezzo, con tutte le traccie e i ricordi della deliziosa vita d'una famiglia opulenta! E in quella casa abitava quella povera gente! Uscimmo, entrammo in altre case, in tutte trovai qualche frammento d'architettura e di scultura araba. Il Gongora mi diceva di tratto in tratto:—Qui c'era un Harem — Là i bagni delle donne—Lassù la stanzina d'una favorita;—e io figgevo gli occhi avidi su tutti i pezzi di muro rabescato e su tutte le colonnine delle finestre,

