Capitolo XXXI Questura De Vincenzi si asciugò la fronte madida di sudore. Il calore di quella camera a pianterreno, con l'unica finestra che dà sul cortiletto come in un pozzo, era asfissiante. Decisamente, i funzionari della Questura di Milano avrebbero diritto ad una sede migliore. Si levò dal tavolo, dove si era seduto spezzato dalla fatica, e andò a mettersi davanti alla finestra aperta. Attraverso l'inferriata, guardò l'alberello rinverdito, il suo amico fedele delle ore di tristezza e di scoramento. Il giorno nasceva. Il chiarore dell'alba dava una tagliente nettezza di contorno alle foglie, ai rami, alle pietre sporgenti del muro di fronte. Il cortile angusto era pieno del canto degli uccelli. De Vincenzi respirò a pieni polmoni. Allargò le braccia, gettò all'indietro la testa

