33 nero

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33 nero Al tavolo intarsiato, con le quattro teste di ariete agli spigoli, sedeva De Vincenzi. Attorno, per la stanza, gli altri. Nel salottino che serviva da studio a Fleming era rimasto il commissario di Venezia con alcuni agenti. La porta di comunicazione fra le due camere era aperta. Così che il placido commissario poteva udire e in parte vedere quel che accadeva. De Vincenzi aveva fatto quella concessione alla benevola ironia che traspariva dal volto del collega, quando, al suo ritorno, assicurardogli di aver mantenuto la consegna, questi gli aveva chiesto: «E, così, adesso arresterai l'assassino?». Dopo un lungo silenzio, la voce di De Vincenzi risonò calma e decisa: — È assolutamente necessario che io conosca prima delle tredici l'assassino di lord Quebenquey. Abbiamo un'ora di

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