XXIV. Nevicava serrato ma senza vento. Una pioggia continua e calma di candide e soffici falde, che, silenziose, andavano sovrapponendosi con leggerezza di piuma sprimacciata. Nella quiete coperta, i suoni giungevano smorzati e fiochi. Parevano lamenti i muggiti delle vacche rinchiuse, bisbigli misteriosi le voci degli uomini e delle donne, che camminavano frettolosi imbaccuccati in mantelli grossolani, negli scialli o nelle sottane tirate sul capo; parevano nenie lagnose i canti delle ragazze raccolte a lavorare nel filatoio giù in fondo a la valle; e le campane delle sparse chiesuole, vibravano nell’aria i loro suoni, che non si spandevano ma morivano oppressi nella calma morta. Era di giovedì; giorno di vacanza. Seduta presso la finestra, Nora, con le mani incrociate su le ginocchia,

