Chi sei tu?

941 Parole
Sarah Amo aiutare gli altri, e adesso posso averne l'occasione. Oltrepassiamo Trafalgar Square, facendo slalom tra i numerosi passanti. "Permesso, permesso.", urla Rose molto agitata. "Andrà tutto bene, non allarmarti adesso.", la rassicuro. Poco dopo giungiamo finalmente a casa di Samantha, dell'ambulanza nemmeno l'ombra. "Ecco la sua macchina.", esclama Rose indicando con il dito una Ford Fiesta grigia. Suona il campanello e attendiamo pochi istanti. La porta si apre e ci precipitiamo al secondo piano. Jack spalanca la porta e abbraccia Rose. "Meno male che sei qui, io... io non so cosa fare.", dice. Poi mi guarda. Rose mi presenta. "Ah, questa è la dottoressa Stone, era nei paraggi quando mi hai chiamata, così ha deciso di venire." "Piacere, dottoressa.", esclama Jack cercando di sorridere. "Si può sapere cosa è successo?", chiede. "Venite da questa parte, veloci.", continua. Entriamo in quella che dev'essere la camera da letto di Samantha. Lei è sdraiata sul letto, intorno a lei asciugamani completamente zuppi di sangue. "Ma che cazzo sta succedendo?", esclama Rose. Si avvicina a Samantha e io faccio lo stesso. Le tocca il polso per sentire le pulsazioni. "Ha il battito accelerato.", dice. "Quando arriva l'ambulanza?", esclamo io. Jack inizia a piangere, e Rose dà degli schiaffetti in faccia alla ragazza per farla svegliare. Decido di mettere in pratica ciò che ho imparato grazie a mio padre. "Mi serve una bacinella riempita con acqua e aceto.", "e delle bende", continuo. Mi guardano entrambi titubanti, ma fanno come ho detto. Poco dopo Jack torna con l'occorrente. Mi strappo una manica della camicia e la bagno con acqua e aceto. Rose continua a controllare le pulsazioni, mentre io appoggio la stoffa imbevuta sulla testa, le strofino il viso, il collo e mi fermo per un attimo. Mi guardano entrambi fiduciosi, e decido di fare il possibile. Strappo il vestito di Samantha e mi ritrovo davanti proprio quello che immaginavo. "Mi servono altri asciugamani, panni, tutto quello che avete a disposizione!", esclamo allarmata. Sta perdendo molto sangue, devo riuscire a fermare l'emorragia. Rose e Jack spariscono per poi ritornare due minuti dopo. Mi porgono una pila di asciugamani in cotone e ne prendo quanti più possibili. Ne attorciglio due con un nodo abbastanza spesso e inizio a tamponare l'emorragia. Il flusso di sangue sembra essersi fermato, ma non durerà molto. Il battito sta decelerando, e posso tirare un sospiro di sollievo. Poggio l'orecchio sulla pancia della ragazza: il battito c'è. "Cosa c'entra la pancia?", mi domanda Rose improvvisamente. "Samantha è incinta", esclama Jack riprendendo a singhiozzare. Rose resta interdetta, e trascorrono interminabili minuti senza che nessuno dica una parola. Poco dopo succede tutto così di fretta. Arriva l'ambulanza, carica Samantha sulla barella e inizia una folle corsa verso l'ospedale più vicino della zona. So che le probabilità che possa perdere il bambino sono ormai diminuite, ma non del tutto azzerate. Trascino Rose e Jack fuori da quella casa e ci dirigiamo verso l'ospedale. "Guido io.", dico poco prima chiedendo il permesso a Jack di poter guidare. Annuisce con la testa, così metto in moto la macchina. Guido più veloce che posso, ma le strade sono trafficate, e mi ci vuole una mezz'oretta abbondante per giungere a destinazione. Una volta arrivati in ospedale Jack chiede dove sia stata portata Samantha, e la tizia della receptionist le risponde che ci vorrà un bel po' per avere novità. È stata portata in sala operatoria d'urgenza. Io e Rose ci sediamo, mentre Jack inizia a fare avanti e indietro per tutta la sala d'attesa. "Grazie, Sarah.", mi dice poco dopo. "Non ho fatto niente.", le rispondo. "Senza di te non potremmo essere qui.", continua. Resto in silenzio. "Sai... non credevo di poter trovare tutte queste qualità in una singola persona.", esordisce. "Forse perché tutte queste qualità non mi appartengono.", le dico. "Si invece. Mi hai aiutata con la cucina, adesso mi rendo conto che hai appena salvato la vita della mia migliore amica e del suo bimbo, del quale non conoscevo minimamente l'esistenza." "Si fa quel che si può per aiutare gli altri", dico guardandola. "Chi sei tu, Sarah?", mi chiede improvvisamente "Tu chi pensi che io sia?", le chiedo di rimando. "Ci devo pensare su.", replica. Trascorrono interminabili ore senza che nessuno ci faccia sapere nulla. "Vai a casa, rimango io qui.," dice Rose toccandomi la mano. "Non vado da nessuna parte, voglio sapere come sta.", rispondo sicura. Jack intanto ci porta due caffè lunghi. "Ragazze, perché ci mettono così tanto tempo?", chiede con aria nervosa. "Non lo so.", esclamiamo all'unisono. Passa un'altra ora, mi alzo per sgranchirmi le gambe, osservo le pareti bianche di quell'ospedale, guardo fuori: piove. Finalmente un dottore si avvicina a Jack. "E' lei il padre del bambino?", chiede il dottore. Jack resta in silenzio per alcuni istanti. "Si.", esclama. Rose spalanca la bocca, è scioccata. "Il bambino sta bene, è alla ventisettesima settimana e ha rischiato davvero tanto questa sera.", continua, "per caso la sua compagna lavora?" "Beh, si. Lavora con me al ristorante.", cerca di giustificarsi. "Bene, consideri di trovarsi un altro aiutante. La ragazza deve stare a letto sino alla fine della gravidanza. Sforzarsi molto potrebbe compromettere le funzioni vitali del bambino.", si alza gli occhiali per guardare la cartella clinica. "Va bene dottore, ma adesso sta bene?", chiede Rose. "Si, i valori sono tornati nella norma. Dal pronto soccorso mi hanno detto che la signora qui è intervenuta prontamente. Probabilmente senza il suo prezioso intervento per bloccare l'emorragia non saremmo qui a parlare di valori nella norma adesso.", guarda Sarah ringraziandola. "Grazie, dottore.", diciamo all'unisono mentre quello se ne va. "Grazie Sarah.", bisbiglia Rose poco dopo avvicinandosi a me e abbracciandomi. 
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