Sarah
Non mi aspettavo di trovarla lì. E' stata una sorpresa anche per me.
Ero uscita poco prima con Jenny.
"Andiamo a bere una birra da qualche parte.", aveva detto.
Ci siamo incontrate vicino Hide Park e abbiamo parlato tanto.
"Come vanno le cose?", le ho chiesto ad un certo punto.
Ha sospirato.
"Non lo so nemmeno io. Sospetto che mi tradisca.", ha detto tutto d'un fiato.
Non sapevo cosa fare. Raccontarle dei miei sospetti oppure stare zitta? La decisione era dura.
"Vedrai che è solo una cosa tua.", le ho risposto invece.
Quand'è che sono diventata così cinica? Odio dire la verità. Preferisco che la gente si trinceri dietro una leggera e appagante bugia pur di non stare male, pur di non ammettere la realtà.
"Grazie.", ha detto abbracciandomi.
Poco dopo ha ricevuto una chiamata: mi è sembrata parecchio agitata.
"Devo andare.", mi ha detto piantandomi lì, seduta su quella panchina, alle undici di sera.
Così ho deciso di fare due passi a piedi e cercare un posto dove mangiare qualcosa.
La ricerca però non ha dato i frutti sperati: tutti i locali erano pieni e non avevo voglia di mangiare con tanta gente intorno.
Mi sono avventurata in vie traverse e finalmente ho trovato un locale vuoto. Sono entrata e ho chiesto se fosse ancora aperto.
Quando lei è sbucata da quella cucina non ho capito più niente.
"Ma che scherzo è questo?", ho pensato.
Ho cercato di nascondere il mio imbarazzo, ma ho creduto fosse l'occasione giusta per conoscerla di più.
Le ho chiesto di sedersi accanto a me, e lei ha iniziato a domandarmi della mia passione, del lavoro.
Poi mi ha chiesto se abitassi nelle vicinanze, ma le ho risposto genericamente.
E dopo aver mangiato, quando lei stava sparecchiando, le nostre mani si sono sfiorate, ed ho avvertito una leggera scossa pervadermi il corpo.
L'ho aspettata mentre chiudeva il locale, e non sono riuscita ad essere lucida. Così siamo restate a fissarci per un tempo interminabile.
E più la guardavo più pensieri nuovi attraversavano la mia mente.
"A domani.", le avevo detto.
Cammino nuovamente per tornare a casa e non faccio altro che pensare ai suoi occhi e a quel suo modo di fare.
"Possibile che ti invaghisca di una perfetta sconosciuta?", mi chiesi.
"Si, possibile.", risponde una parte di me.
"Vedrai che non è così", replica l'altra.
Confusione.
Se dovessi descrivere quello che provo in questo momento userei questa parola: "confusione."
Attraverso nuovamente Hide Park e Westminister senza fermarmi.
Non voglio tornare a casa. So che Jenny sarà sicuramente con Josh e non voglio fare da terzo incomodo.
Così decido di sedermi su una panchina nella piazza principale a pochi metri dall'abazia.
C'è così tanto silenzio intorno.
O forse sono io che ho messo il silenziatore a tutto ciò che non fa parte di me.
Il mio passato ha segnato una parte fondamentale del mio presente, e sicuramente anche del mio futuro.
Non ho un buon rapporto con i miei genitori.
Mi hanno sbattuta di casa una volta saputo della mia omosessualità: non li ho ancora perdonati.
Mi chiedo come si faccia a mandare via una parte di te, un figlio, colui che hai tenuto nel grembo per nove mesi, allattato, cresciuto con premura e attenzione.
"Cosa è cambiato, mamma?", avrei voluto gridarle.
"Sono sempre io. Tua figlia."
E lei mi avrebbe risposto che stavo disonorando la famiglia.
"Preferisci l'onore della famiglia alla felicità di tua figlia?", avrei replicato io.
"Si.", avrebbe sicuramente risposto lei.
Mi stronfino i palmi delle mani. Si gela stanotte, ma riesco a resistere.
Estraggo il telefono dalla tasca dei pantaloni e controllo i messaggi.
"Puoi tornare a casa, per favore?", scrive Jenny.
"Oh, cosa sarà successo adesso?", mi chiedo già consapevole di dover abbandonare le vesti di errabonda per una notte e ricoprire quelli di psicanalista di coppia.
Arrivo a casa qualche minuto dopo.
Quello che mi ritrovo davanti è raccapricciante.
Cocci di piatti rotti per terra, avanzi di cibo gettati sui mobili, alcool versato sul tavolo.
"Che cazzo è successo qui?", esclamo.
Avverto dei singhiozzi in lontananza e mi dirigo in camera di Jenny per cercare di capire.
La trovo sul letto, supina, con le mani sul viso, a piangere.
"Ehi, ehi, ehi.", mi avvicino abbracciandola.
"Scusa... per il casino di là.. è...",
"Shhhh. Me lo dirai dopo.", le bisbiglio.
La abbraccio sino a quando non smette di piangere.
Le do il tempo di sistemarsi e nel frattempo torno in soggiorno per pulire tutto quel macello.
E penso a Rose.
Sicuramente lei avrebbe fatto meglio di me.
Raccolgo i cocci e li getto nel vetro, poi penso a pulire i mobili e il pavimento. In men che non si dica la casa è nuovamente presentabile.
Jenny appare poco dopo, ha l'aspetto di uno zombie.
"Scusa, scusa, scusa.", dice sedendosi sul bracciolo della poltrona.
"Non preoccuparti. Ma potresti dirmi che cazzo è successo qui? Sembrava un campo di battaglia.",
"Mi ha lasciata.", esordisce tutto d'un fiato.
Non so cosa dire.
"Non dire niente, ti prego.... Non ce n'è bisogno."
Mi fa compassione. Cosa fa l'amore? Ti riduce in uno stato vegetativo, ti trasforma... in peggio.
Improvvisamente si avvicina a me e mi bacia sulle labbra.
"Jenny... io.", cerco di allontanarla da me.
"Shhh... lo so che non significa niente, ma ho bisogno di questo adesso."
Assecondo quell'assurda follia e la bacio anch'io.
Chiudiamo gli occhi, con la mano le accarezzo il viso e poi prendo a baciarle il collo.
Immagino che ci sia Rose al suo posto, e questo mi dà forza per poter continuare.
Ad un tratto mi stacco dalla sua bocca.
"Non ci riesco, scusami.", cerco di giustificarmi.
"Non piaccio più nemmeno a te?", mi domanda.
"Che cogliona che sei, ma che dici? E' che per me sei una sorella."
"Potevi inventarti una scusa migliore.", esclama alzandosi dalla poltrona.
"Jenny, non sono il tuo giocattolo. Non è quello che vuoi.", ribatto irritata.
"Certo, perché tutti improvvisamente sapete quello che voglio io.", dice iniziando a camminare nervosamente su e giù per la stanza.
"Forse è meglio se andiamo a dormire adesso.", dico avvicinandomi nuovamente e abbracciandola.
"Si, forse è meglio.", risponde poco dopo.
Tiro un sospiro di sollievo all'idea che finalmente potrà gettarmi sul letto.