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  SARAH "Ho bisogno che mi prestiate attenzione un momento", dico esortando gli studenti ad ascoltarmi.   Quell'incessante brusio finalmente finisce.  "Bene, oggi vorrei trattare un tema abbastanza delicato: il riscatto." Ancora silenzio.  "Mi chiederete cosa abbia a che fare questo con il programma che stiamo affrontando, ma è proprio questo è il punto: non c'entra nulla." Mi guardano tutti con aria allibita.  "Mi spiego meglio"- dico prendendo a camminare per l'aula, - "non spiegherò cose che non siano inerenti con la materia analizzata, se è questo che vi preoccupa, ma devo tirare in ballo questo argomento per affrontare poi quello successivo."  "Professoressa, cosa si intende per riscatto?", domanda una ragazza magrolina dalla terza fila.  "Bene, ero certa che qualcuno me lo avrebbe chiesto. Per riscatto intendo il modo per eccellenza di  dimostrare quanto valiamo quando magari in un primo momento non ci avevamo creduto, o magari qualcun altro ci aveva scoraggiati. Il riscatto inteso anche come soddisfazione personale, raggiungimento della destinazione prestabilita." "Come si può riscattare sé stessi?", chiede Rose che fino a quel momento era restata in silenzio.  "Riscatti te stessa nel momento in cui stabilisci di potercela fare, e poi ce la fai davvero.", le sorrido.  "Ma è un assurdità, quanto costa riscattare la mia vita?", chiede irritata un altra ragazza.  "Tutti i tuoi sogni, speranze, e i desideri custoditi dentro di te.", replico convinta.  - continuo, "la verità è che mai come oggi la tecnologia è diventata un mezzo di distruzione di massa, tiene in ostaggio la nostra identità, ed è proprio per questo che non riusciamo più a realizzarci." Silenzio.  "Dobbiamo focalizzare l'attenzione su chi siamo e chi vorremmo essere: ecco il vero riscatto.  I valori che ci sono stati insegnati, le verità che sono insite in noi sin da quando eravamo piccoli, non possono essere cancellate, la nostra personalità non può essere annullata."  Rose pende dalla mie labbra. Vorrei tanto baciarla lì, in quel momento, ma so di dovermi controllare.  Cerco evitare il suo sguardo per i minuti a seguire.  Ogni volta che fisso le sue labbra mi sento avvampare, ricordando la sera precedente.  Sarei andata oltre, se vi fosse stata la possibilità, pur non sapendo se lei m lo avrebbe concesso. "Bene, per domani vorrei che analizzaste il tema del riscatto e presentaste un saggio breve."- continuo, "ah, e magari sarebbe apprezzabile se faceste una ricerca su un possibile autore novecentesco da collegare a questo tema." I ragazzi mi guardano con aria sbigottita e poi velocemente si alzano dalle loro sedie.  Sto per uscire dall'aula quando Rose mi ferma.  "Argomento interessante.", esclama avvicinandosi a me.  La squadro dalla testa ai piedi - "se non fossimo in università non so cosa ti farei adesso", le sussurro all'orecchio. Arrossisce e sorride.  "Cosa devi seguire adesso?", le chiedo poco dopo. "Diritto internazionale, finirò tra due ore", replica. "Bene, però vieni con me prima.", le ordino.  Annuisce con la testa e saliamo velocemente i gradini, arriviamo dopo un pò davanti alla porta del mio ufficio.  La faccio accomodare e chiudo a chiave la porta. "Ehi, cosa vuoi fare?", mi chiede spaventata.  "Nulla che non abbia già fatto.", le rispondo prendendola per mano e facendola sedere sopra di me.  Scosto di poco la stoffa della sua maglietta e mi faccio pervadere dal suo calore.  Gioco con un suo seno, e prendo a baciarla con delicatezza, lentamente. Chiude gli occhi, facendosi trasportare da quelle sensazioni che per lei devono essere totalmente nuove.  Infilo la lingua nella sua bocca e mi faccio spazio, perlustrando ogni spazio. Resterei qui per ore, ma so che non è possibile.  Un momento di distrazione e lei prende il controllo. Mi sbottona la camicia, sposta il reggiseno quel tanto che basta perchè possa prendere in mano un mio seno; lo accarezza mentre inizia a baciarmi il collo.  "Dove hai trovato tutto questo spirito di iniziativa?", le chiedo ridendo.  "Ho una buona insegnante.", replica con tono provocatorio.  Mi piace quella sensazione, mi piacciono le sue mani su di me.  La allontano di poco - "siamo simili io e te, lo sai?", esordisco.  "Più di quanto immagini.", ribatte riabbottonandomi la camicia.  Silenzio.  "Dobbiamo focalizzare l'attenzione su chi siamo e chi vorremmo essere: ecco il vero riscatto.  I valori che ci sono stati insegnati, le verità che sono insite in noi sin da quando eravamo piccoli, non possono essere cancellate, la nostra personalità non può essere annullata."  Piper pende dalla mie labbra. Vorrei tanto baciarla lì, in quel momento, ma so di dovermi controllare.  Cerco evitare il suo sguardo per i minuti a seguire.  Ogni volta che fisso le sue labbra mi sento avvampare, ricordando la sera precedente.  Sarei andata oltre, se vi fosse stata la possibilità, pur non sapendo se lei m lo avrebbe concesso. "Bene, per domani vorrei che analizzaste il tema del riscatto e presentaste un saggio breve."- continuo, "ah, e magari sarebbe apprezzabile se faceste una ricerca su un possibile autore novecentesco da collegare a questo tema." I ragazzi mi guardano con aria sbigottita e poi velocemente si alzano dalle loro sedie.  Sto per uscire dall'aula quando Piper mi ferma.  "Argomento interessante.", esclama avvicinandosi a me.  La squadro dalla testa ai piedi - "se non fossimo in università non so cosa ti farei adesso", le sussurro all'orecchio. Arrossisce e sorride.  "Cosa devi seguire adesso?", le chiedo poco dopo. "Diritto internazionale, finirò tra due ore", replica. "Bene, però vieni con me prima.", le ordino.  Annuisce con la testa e saliamo velocemente i gradini, arriviamo dopo un pò davanti alla porta del mio ufficio.  La faccio accomodare e chiudo a chiave la porta. "Ehi, cosa vuoi fare?", mi chiede spaventata.  "Nulla che non abbia già fatto.", le rispondo prendendola per mano e facendola sedere sopra di me.  Scosto di poco la stoffa della sua maglietta e mi faccio pervadere dal suo calore.  Gioco con un suo seno, e prendo a baciarla con delicatezza, lentamente. Chiude gli occhi, facendosi trasportare da quelle sensazioni che per lei devono essere totalmente nuove.  Infilo la lingua nella sua bocca e mi faccio spazio, perlustrando ogni spazio. Resterei qui per ore, ma so che non è possibile.  Un momento di distrazione e lei prende il controllo. Mi sbottona la camicia, sposta il reggiseno quel tanto che basta perchè possa prendere in mano un mio seno; lo accarezza mentre inizia a baciarmi il collo.  "Dove hai trovato tutto questo spirito di iniziativa?", le chiedo ridendo.  "Ho una buona insegnante.", replica con tono provocatorio.  Mi piace quella sensazione, mi piacciono le sue mani su di me.  La allontano di poco - "siamo simili io e te, lo sai?", esordisco.  "Più di quanto immagini.", ribatte riabbottonandomi la camicia. 
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