Pov’s Alexia
Il campanello suonò, erano sicuramente
loro. Presi un profondo respiro e mi stampai
in faccia il sorriso più simile ad uno vero che
potessi fare. Senti mia madre accoglierli
calorosamente e senti i loro passi
avvicinarsi alla stanza. Un brivido sconosciuto mi portò ad alzare la testa e li lo vidi. Federico era davanti a me. Era lui l'ospite? Mi bloccai a guardarlo sorpresa ma lui restò col suo solito sguardo, anche se dentro ai suoi occhi leggevo tanta malinconia.
-Lui è...- disse mia madre, ma non la feci
finire di parlare e dissi
-Federico.- mia madre sembrò serrare le
labbra per qualche secondo, poi mi chiese
-Vi conoscete?- a questo punto intervenì lui,
che disse
-Si, siamo compagni di classe.- mia mamma
non ebbe il tempo di dire qualcos'altro che
nella sala entrò… Gabriele? Ma cosa?
Alternai il mio sguardo accigliata tra
Federico e Gabriele in cerca di spiegazioni.
Fu Gabriele a parlare
-Alexia, che coincidenza! non mi aspettavo fossi tu sua figlia.- disse indicando mia madre, poi continuò
-Penso già che tu conosca mio cugino
Federico, va in classe con noi. All'affermazione cugino, corrucciai la fronte confusa e vidi Federico alzare le labbra in una smorfia quasi di disgusto. Si amano davvero quei due.
Alexia svegliati, sembri una psicopatica
rincoglionita. Mi sedetti al mio posto in centro alla tavola e subito accanto a me si sedettero Gabriele e Federico, lanciandosi un'occhiataccia. Quando pensavo che la situazione era abbastanza complicata, una voce mi fece alzare la testa dal piatto. In un secondo vidi Federico stringere i pugni sul tavolo, Gabriele agitarsi e un ragazzo UGUALE a Gabriele si bloccò sull'uscio della porta. Quel ragazzo aveva qualcosa in più di Gabriele però, è come se avesse qualcosa di familiare che mi fece rabbrividire. Stavo impazzendo, ne ero sicura. Perché da quando sono qui ho una stranissima sensazione e tutte le persone che mi circondano mi sembrano familiari?
La mia buona educazione si fece sentire, perciò mi alzai e andai verso quel ragazzo che sembrava una bodyguard. Lo guardai per qualche secondo, lo vidi deglutire come in difficoltà e allungai la mano verso di lui
-Piacere, sono Alexia.- lo vidi fissare la mia
mano, poi sembrò sbloccarsi e l'afferrò un
po' titubante, come se avesse visto un
fantasma
-Michele, il padre di Gabriele.- disse con
voce soave quanto maestosa. Staccai la mia mano dalla sua e ritornai al mio posto, entrando nel mio vortice di pensieri.