Oleg Sbattei le palpebre nel tentativo di aprire gli occhi, ma anche quando vi riuscii non vidi nulla comunque. Mi spostai. Avevo i polsi legati. Dovevo avere un sacco sulla testa. Ero ancora vivo. E sorpreso della cosa. All'alba ero uscito dal Cremlino ed ero rimasto fuori dall'edificio ad aspettare. Ero rimasto immobile per tre ore, poi una limousine nera si era fermata dall'altra parte della strada e aveva parcheggiato. Quando non ne era uscito nessuno avevo aspettato qualche minuto, poi avevo attraversato la via per aprire lo sportello del sedile posteriore. Era vuoto. «Entra» aveva detto l'autista senza guardarmi. Era americano. Forse un delinquente mercenario. Si era diretto a una pista di atterraggio privata e aveva spento il motore. Lì gli sportelli posteriori erano stati ape

