Oleg Riatterrammo sulla stessa pista da cui eravamo decollati. Ero stato in grado di comunicare i miei desideri al pilota, che temeva che lo uccidessi. Era un chiacchierone. Rimasi seduto al posto del copilota per tutta la durata del viaggio, e lui fu un flusso costante di parole e di sudore nervoso che gli gocciolava dalla fronte. Avevo messo il telefono in vivavoce in modo che Maxim sentisse tutto, dato che avrebbe dovuto risolvere il problema. Il pilota ci aveva già detto di non conoscere molto bene Skal'pel’, ma di averlo caricato in Florida, dove aveva avuto l'ordine di tornare indietro. Aveva abbastanza carburante per girare l'aereo e ottenne l'autorizzazione per atterrare a Chicago. Aveva detto di non voler sapere cosa fosse successo nella cabina e che, per quanto lo riguardava

