CAPITOLO XXX Genova, Arcivescovado Non avrebbe cambiato il programma prestabilito per nessun motivo. Il colonnello Cobianchi e il brigadiere Sperl ascoltarono le parole definitive di Sua Eminenza nello studio dell’Arcivescovado dal quale si vedevano la facciata della Chiesa del Gesù e il Palazzo Ducale dove aveva sede il Tribunale. “Non ne vedo il motivo” ribadì il cardinale. E aggiunse: “Solo perché un buontempone lascia un ridicolo messaggio sotto un dipinto confondendo due pittori? Un piccolo esaltato, un poveretto ghermito dallo spirito di emulazione dopo le tragedie di Roma? Ah, caro colonnello, lei è molto solerte e io la ringrazio. Ma questa è una città di persone serie, mica come Roma…”. Si accorse di aver detto qualche cosa di troppo. “Sa colonnello i genovesi, non sprecano ni

