Prospettiva di Jordan Le pareti continuavano a sembrarmi sempre più vicine, come se si stessero chiudendo su di me. Avevo urlato così tanto che ormai la voce era praticamente sparita. Le mie unghie graffiavano inutilmente i mattoni duri del pozzo, spezzate e lacerate, con la terra infilata sotto. Lasciai sfuggire un piccolo lamento, rannicchiandomi in una palla più piccola possibile, tremando violentemente per l’umidità che sembrava non voler mai svanire. I miei occhi, grazie al fatto di essere una mutaforma, si erano adattati all’oscurità, ma non avevano comunque nulla su cui posarsi, se non le pareti del pozzo e la massa di insetti e piccoli animali che si muovevano e si contorcevano sul pavimento, che ogni tanto mi sfrecciavano sui piedi o erano abbastanza audaci da correre sul mio co

