I.

3798 Parole
I. La bella sala da pranzo dell’Hotel Wessex, con i suoi scudi di gesso dorato e la pittura murale raffigurante le Green Mountains, era stata riservata alla cena della sezione femminile del Rotary Club di Fort Beulah. Qui nel Vermont la questione non era così pittoresca come avrebbe potuto essere nelle cittadine delle West Prairies. Oh, aveva i suoi momenti: era successo che Medary Cole (commerciante di farina e mangimi) e Louis Rotenstern (gestore della sartoria e lavanderia) si erano presentati come gli storici abitanti del Vermont, Brigham Young e Joseph Smith, e con le loro battute su immaginarie numerose mogli si erano presi gioco delle signore presenti. Ma di base l’occasione era seria. Tutta l’America era seria ora, dopo i sette anni di depressione dal 1929. Era passato abbastanza tempo dalla Grande Guerra del 1914-18 perché i giovani nati nel 1917 fossero pronti ad andare al college... o a un’altra guerra, la prima buona guerra che potesse capitare. I punti salienti di questa serata tra i Rotariani non avevano nulla di divertente, almeno non palesemente, perché erano i discorsi patriottici del generale di brigata (in pensione) Herbert Y. Edgeways, U.S.A., che aveva affrontato con rabbia il tema “La pace attraverso la difesa - Milioni per le armi ma non un centesimo per i tributi”, e della signora Adelaide Tarr Gimmitch – colei che era stata un tempo famosa non tanto per la sua campagna anti-suffragio nel 1919, quanto per aver tenuto i soldati americani fuori dalla Francia durante la Grande Guerra con l’abile trucco di inviare loro diecimila set di domino. Né alcun patriota di mentalità sociale potrebbe sottovalutare il suo recente sforzo, in qualche modo non apprezzato, di mantenere la purezza della Società Americana escludendo dall’industria cinematografica tutte le persone – attori o registi o operatori – che (a) siano divorziati; (b) siano nati in un paese straniero, eccetto la Gran Bretagna, dato che la signora Gimmitch ha un’alta opinione della Regina Mary, o (c) abbiano rifiutato di prestare giuramento di onorare la Bandiera, la Costituzione, la Bibbia e tutte le altre istituzioni tipicamente americane. La Cena Annuale delle Signore era una riunione molto rispettabile – il vanto di Fort Beulah. La maggior parte delle signore e più della metà dei signori indossavano abiti da sera, e si diceva che prima del banchetto la cerchia più ristretta avesse bevuto un cocktail, servito in privato nella stanza 289 dell’hotel. I tavoli, disposti su tre lati di un quadrato cavo, erano illuminati da candele, piatti di vetro decorato con caramelle e mandorle leggermente dure, statuine di Topolino, rotelle di ottone e piccole bandiere americane di seta infilate in uova sode dorate. Sul muro c’era uno striscione con la scritta “Il servizio prima di tutto”, e il menu – sedano, crema di zuppa di pomodoro, eglefino alla griglia, crocchette di pollo, piselli e gelato tutti-frutti – era all’altezza dei più alti standard dell’Hotel Wessex. Erano tutti in ascolto, a bocca aperta. Il generale Edgeways stava completando la sua rapsodia virile e mistica sul nazionalismo: «… perché gli Stati Uniti, soli tra le grandi potenze, non hanno alcun desiderio di conquista straniera. La nostra massima ambizione è quella di essere lasciati dannatamente in pace! Il nostro unico rapporto genuino con l’Europa è nel nostro arduo compito di cercare di educare le masse grossolane e ignoranti che l’Europa ha riversato su di noi con una parvenza di cultura americana e di buone maniere. Ma, come vi ho spiegato, dobbiamo essere pronti a difendere le nostre coste contro tutte le bande straniere che si fanno chiamare “governi”, e che con un’invidia così febbrile guardano sempre le nostre miniere inesauribili, le nostre foreste imponenti, le nostre città titaniche e lussuose, i nostri campi belli e lontani. «Per la prima volta in tutta la storia, una grande nazione deve armarsi sempre di più, non per la conquista, non per la gelosia, non per la guerra, ma per la pace! Pregate Dio che non sia mai necessario, ma se le nazioni straniere non prestano attenzione al nostro avvertimento, ci sarà, come quando furono seminati i proverbiali denti del drago, un guerriero armato e senza paura su ogni metro quadrato di questi Stati Uniti, così faticosamente coltivati e difesi dai nostri padri pionieri, le cui immagini cinte di spada dobbiamo imitare…. o periremo!» L’applauso fu ciclonico. Il “professor” Emil Staubmeyer, il sovrintendente delle scuole, si alzò per gridare: «Tre applausi per il generale... hip, hip, urrà!» Tutto il pubblico guardò febbrilmente il generale e il signor Staubmeyer – tutti tranne un paio di donne pacifiste eccentriche, e un certo Doremus Jessup, direttore del Daily Informer di Fort Beulah, considerato localmente “un tipo abbastanza intelligente ma un po’ cinico”, che sussurrò al suo amico il reverendo Falck: «I nostri padri pionieri hanno fatto un lavoro piuttosto scarso nel coltivare coraggiosamente alcuni dei metri quadrati dell’Arizona!» Il culmine della cena fu il discorso della signora Adelaide Tarr Gimmitch, conosciuta in tutto il paese come “la ragazza degli Unkies”, perché durante la Grande Guerra aveva sostenuto di chiamare i nostri ragazzi dell’American Expedition Force “gli Unkies”. Non si era limitata a dare loro il domino, anzi la sua prima idea era stata molto più fantasiosa. Voleva mandare a ogni soldato al fronte un canarino in una gabbia. Pensate cosa avrebbe significato per loro in termini di compagnia e nell’indurre ricordi di casa e della mamma! Un caro canarino! E chissà... forse si sarebbe potuto addestrarli a cacciare i pidocchi! Irrequieta per l’idea, si era precipitata nell’ufficio del Quartiermastro Generale, ma quell’ufficiale ottuso e macchinoso l’aveva respinta (o, in realtà, aveva respinto i poveri ragazzi, così soli lì nel fango), borbottando in modo vigliacco qualche sciocchezza sulla mancanza di trasporto per i canarini. Si dice che i suoi occhi abbiano lampeggiato di vero fuoco, e che abbia affrontato l’ufficiale come una Giovanna d’Arco con gli occhiali mentre “gli dava una lezione che non avrebbe mai dimenticato!” In quei bei tempi le donne avevano davvero una possibilità. Erano incoraggiate a mandare i loro uomini, o gli uomini di chiunque altro, in guerra. La signora Gimmitch apostrofava ogni soldato che incontrava – e faceva in modo di incontrare tutti quelli che si avventuravano nel raggio di due isolati da lei – come “il mio caro ragazzo”. Si favoleggia che salutò così un colonnello dei marines che era salito dai ranghi e che rispose: «Noi cari ragazzi abbiamo certamente un sacco di madri in questi giorni. Personalmente, preferirei avere qualche amante in più». Ma i suoi servizi sociali non erano tutti confinati alle epoche preistoriche. Appena nel 1935 si era occupata della decontaminazione dei film, e in precedenza aveva prima sostenuto e poi combattuto il proibizionismo. Era stata anche (dal momento che il voto era stato imposto) una deputata repubblicana nel 1932, e inviava quotidianamente al presidente Hoover un lungo telegramma di consigli. E, per quanto sfortunatamente non aveva figli, era stimata come conferenziera e scrittrice di puericultura, ed era autrice di un volume di rime per bambini, tra cui il distico immortale: Pollice è il più bello Indice è il monello. Ma era sempre, 1917 o 1936, un membro furioso delle Figlie della Rivoluzione Americana. Le F.d.R.A. (rifletté il cinico Doremus Jessup quella sera) sono un’organizzazione alquanto confusa… – confusa come la Teosofia, la Relatività, o il trucco del ragazzo Hindu che scompare, a cui tutti e tre assomigliano. È composta da donne che passano metà delle loro ore di veglia a vantarsi di discendere dai sediziosi coloni americani del 1776, e l’altra metà, più ardente, ad attaccare tutti i contemporanei che credono esattamente nei principi per i quali quegli antenati hanno lottato. Le F.d.R.A. (Doremus rifletté) erano diventate sacrosante, al di là di ogni critica, come la Chiesa Cattolica o l’Esercito della Salvezza. E c’è questo da dire: hanno provocato risate cordiali e innocenti, dal momento che hanno trovato il modo di essere ridicoli quanto l’infelicemente defunto Kuklux Klan, senza alcun bisogno di indossare, come il K.K.K., alti berretti da somaro e camicie da notte in pubblico. Quindi, che la signora Adelaide Tarr Gimmitch fosse stata chiamata per ispirare il morale militare, o per convincere le società corali lituane a iniziare il loro programma con Columbia, la Gemma dell’Oceano, lei era sempre stata una F.d.R.A., e lo si poteva capire ascoltandola con i Rotariani di Fort Beulah in quella felice serata di maggio. Era bassa, paffuta e con un naso sottile. I suoi lussureggianti capelli grigi (aveva sessant’anni ora, proprio l’età del sarcastico Doremus Jessup) potevano essere visti sotto il suo cappello di paglia di Firenze floscio e giovanile; indossava un vestito di seta stampata con un enorme filo di perline di cristallo, e appuntata sopra il suo seno maturo c’era un’orchidea tra i mughetti. Era piena di cordialità verso tutti gli uomini presenti: si dimenava fra loro, li coccolava, mentre con una voce flautata e impastata di salsa di cioccolato verteva la sua orazione su “Come voi ragazzi potete aiutare noi ragazze”. Le donne, faceva notare, non avevano saputo far nulla con il diritto di voto. Se gli Stati Uniti l’avessero ascoltata nel 1919, si sarebbero potuti risparmiare tutti questi problemi. No, certo che no. La donna non doveva votare. Infatti, la donna deve riprendere il suo posto in Casa e: «Come quel grande autore e scienziato, il signor Arthur Brisbane, ha sottolineato, ciò che ogni donna dovrebbe fare è avere sei figli». In quel momento ci fu un’interruzione scioccante, un’interruzione spaventosa. Lorinda Pike, vedova di un noto predicatore unitariano, era la direttrice di una pensione di campagna che si chiamava “The Beulah Valley Tavern”. Era una donna giovane e ingannevolmente simile a una Madonna, con occhi calmi, capelli lisci e castani con la riga in mezzo e una voce dolce che spesso si colorava di risate. Ma su un palco pubblico la sua voce diventava roca, i suoi occhi pieni di furia sconcertante. Era la reprimenda del villaggio, la voce saggia del paese. Ficcava costantemente il naso in cose che non la riguardavano, e alle riunioni cittadine criticava ogni interesse sostanziale dell’intera contea: le tariffe della compagnia elettrica, gli stipendi degli insegnanti, l’altezzosa censura dell’Associazione Ministeriale sui libri per la biblioteca pubblica. Ora, in questo momento in cui tutto avrebbe dovuto essere “Servizio Pubblico” e luce, la signora Lorinda Pike spezzò l’incantesimo con una sortita: «Tre urrà per Brisbane! Ma cosa succede se una povera ragazza non riesce ad agganciare un uomo? Dovrà avere i suoi sei figli fuori dal matrimonio?» Allora la buona vecchia Gimmitch, veterana di centinaia di campagne contro i rossi sovversivi, addestrata a ridicolizzare le cantilene dei disturbatori socialisti e a rivolgere la battuta contro di loro, si mise in azione: «Mia cara buona donna, se una ragazza, come la chiami tu, ha un po’ di vero fascino e femminilità, non dovrà “agganciare” un uomo – li troverà in fila per dieci sulla soglia di casa sua!» (Risate e applausi). La sortita della disturbatrice non aveva fatto altro che suscitare nella signora Gimmitch una nobile passione. Adesso non era più il momento di coccolare, ma raddoppiò la dose: «Vi dico, amici miei, il problema di tutto il paese è che ci sono così tanti egoisti! Qui ci sono centoventi milioni di persone, con il novantacinque per cento di loro che pensa solo a sé stesso, invece di aiutare gli uomini d’affari responsabili a riportare la prosperità! Tutti questi sindacati corrotti ed egoisti! Estirpatori di denaro! Pensano solo a quanti salari possono estorcere al loro sfortunato datore di lavoro, con tutte le responsabilità che deve sopportare! «Quello che serve a questo paese è la Disciplina! La pace è un grande sogno, ma forse a volte è solo una chimera! Non sono così sicura – ora questo vi scioccherà, ma voglio che ascoltiate una donna che vi dice la dura verità senza fronzoli invece di un sacco di smancerie – ma mi viene da pensare che abbiamo bisogno di una nuova vera guerra, per imparare la Disciplina! Non vogliamo tutta questa intellettualità elitaria, tutto questo imparare dai libri. Questo va anche bene a suo modo, ma non è, dopo tutto, solo un bel giocattolo per adulti? No, quello di cui tutti noi abbiamo bisogno, se questa grande terra vuole continuare a mantenere la sua alta posizione nel Congresso delle Nazioni, è Disciplina, Forza di volontà, Carattere!» Poi si voltò graziosamente verso il generale Edgeways e rise: «Ci avete parlato di come assicurare la pace, ma andiamo, ora, Generale – solo tra noi Rotariani e Rotariane – confessate! Con la vostra esperienza, non pensate, onestamente e a cuore aperto, che forse – solo forse – quando un paese è diventato pazzo per il denaro, come tutti i nostri sindacati e gli operai, con la loro propaganda per aumentare le tasse sul reddito, in modo che i parsimoniosi e gli industriosi debbano pagare per i buoni a nulla, allora forse, per salvare le loro anime pigre e mettere un po’ di ferro in loro, una guerra potrebbe essere una buona cosa? Avanti, ora, diteci la verità, Mon General!» Drammaticamente si sedette, e il suono degli applausi riempì la stanza come una nuvola di piume. La folla gridava: “Forza, generale! Alzati!” e “Ha scoperto il tuo bluff... che cos’hai?” o solo un tollerante “Bravo, Generale!” Il generale era basso e grassottello, e la sua faccia rossa era liscia come il sedere di un bambino e ornata da occhiali con la montatura in oro bianco. Ma aveva l’aria militare e una risatina virile. «Ebbene, signori!», disse ridacchiando, in piedi, agitando un indice malizioso verso la signora Gimmitch, «visto che siete decisi a tirar fuori i segreti di un povero soldato, è meglio che confessi che anche se aborro la guerra, ci sono cose peggiori. Ah, amici miei, molto peggiori! Uno Stato di cosiddetta pace, in cui le organizzazioni del lavoro sono infestate, come da germi di peste, da nozioni folli uscite dalla Russia rossa anarchica! Uno Stato in cui professori universitari, giornalisti e noti autori stanno segretamente promulgando questi stessi attacchi sediziosi alla grande vecchia Costituzione! Uno stato in cui, come risultato di essere nutrito con queste droghe mentali, il popolo è flaccido, codardo, avido e privo del feroce orgoglio del guerriero! No, un tale stato è molto peggio della guerra nella sua forma più mostruosa! «Credo che forse alcune delle cose che ho detto nel mio precedente discorso erano un po’ ovvie e ciò che chiamavamo “vecchio stampo” quando la mia brigata era acquartierata in Inghilterra. Riguardo al fatto che gli Stati Uniti vogliono solo la pace e la libertà da tutti gli impedimenti stranieri. No! Quello che vorrei davvero che facessimo sarebbe uscire allo scoperto e dire al mondo intero: “Ora voi ragazzi non preoccupatevi del lato morale di tutto ciò. Noi abbiamo il potere, e il potere è la sua stessa scusa!” «Non ammiro del tutto quello che hanno fatto la Germania e l’Italia, ma bisogna riconoscerglielo, sono stati abbastanza onesti e realistici da dire alle altre nazioni: “Occupatevi solo dei vostri affari, va bene? Abbiamo forza e volontà, e per chiunque abbia queste qualità divine non è solo un diritto, è un dovere, usarle! Nessuno nel mondo ha mai amato un debole – incluso quel debole stesso!” «E ho buone notizie per voi! Questo vangelo si sta diffondendo ovunque in questo paese tra la migliore gioventù. Perché oggi, nel 1936, c’è meno del 7% delle istituzioni collegiali che non hanno unità di addestramento militare sotto una disciplina rigorosa come quella dei nazisti, e dove una volta era imposto loro dalle autorità, ora sono i giovani uomini e donne che chiedono essi stessi il diritto di essere addestrati in virtù e abilità belliche – perché, notate, le ragazze, con la loro istruzione in infermeria e la fabbricazione di maschere a gas e simili, stanno diventando tanto zelanti quanto i maschi. E tutti i professori veramente capaci sono d’accordo con loro! «Qui, fino a tre anni fa, una percentuale stucchevolmente grande di studenti era palesemente pacifista, voleva accoltellare alle spalle la propria terra natale. Ma ora, quando i pazzi e i sostenitori del comunismo cercano di tenere riunioni pacifiste – bè, amici miei, negli ultimi cinque mesi, dal primo gennaio, non meno di settantasei di queste orge esibizionistiche sono state bloccate dai loro compagni, e non meno di cinquantanove studenti rossi sleali hanno ricevuto la loro giusta ricompensa con un pestaggio così severo che mai più innalzeranno in questo paese libero la bandiera macchiata di sangue dell’anarchismo! Questa, amici miei, è la NOTIZIA!» Mentre il generale si sedeva, tra estasi di applausi, la piantagrane del villaggio, la signora Lorinda Pike, saltò su e interruppe di nuovo la festa: «Sentite, signor Edgeways, se pensate di cavarvela con queste sciocchezze sadiche senza che...» Non andò oltre. Francis Tasbrough, il proprietario della cava, l’industriale più importante di Fort Beulah, si alzò in piedi in modo cerimonioso, fermò Lorinda con un braccio teso e rimbombò nel suo tono basso: «Un momento, per favore, mia cara signora! Tutti noi siamo abituati ai vostri principi politici. Ma come presidente, è mio spiacevole dovere ricordarvi che il generale Edgeways e la signora Gimmitch sono stati invitati dal club, mentre voi, vogliate scusarmi, non siete nemmeno parente di nessun Rotariano, ma siete qui solo come ospite del reverendo Falck, che onoriamo profondamente. Quindi, se volete essere così gentile... Ah, vi ringrazio, signora!» Lorinda Pike si era raggomitolata sulla sedia con la miccia ancora accesa. Il signor Francis Tasbrough non si era accasciato; si era seduto come l’arcivescovo di Canterbury sul trono arcivescovile. E Doremus Jessup saltò fuori per calmarli tutti, essendo un intimo di Lorinda, e avendo, fin dalla più tenera infanzia, frequentato e detestato Francis Tasbrough. Questo Doremus Jessup, direttore del Daily Informer, per quanto fosse un uomo d’affari competente e un editorialista non privo di spirito e di buon senso del New England, era ancora considerato il più eccentrico di Fort Beulah. Era nel consiglio scolastico, nel consiglio della biblioteca e presentava persone come Oswald Garrison Villard, Norman Thomas e l’ammiraglio Byrd quando venivano in città a tenere conferenze. Jessup era un uomo piccolo, magro, sorridente, abbronzato, con piccoli baffi grigi, una piccola e ben curata barba grigia – in una comunità dove portare la barba significava confessare di essere un contadino, un veterano della guerra civile o un avventista del settimo giorno. I detrattori di Doremus dicevano che mantenesse la barba solo per essere “intellettuale” e “diverso”, per cercare di apparire “artistico”. Forse avevano ragione. A ogni modo, saltò su e mormorò: «Beh, tutti gli uccellini nel loro nido sono d’accordo. La mia amica, la signora Pike, dovrebbe sapere che la libertà di parola diventa una mera licenza quando si arriva a criticare l’esercito, a dissentire dalle F.d.R.A. e a sostenere i diritti della mafia. Quindi, Lorinda, penso che dovresti scusarti con il Generale, al quale dovremmo essere grati per averci spiegato cosa vogliono veramente le classi dirigenti del paese. Suvvia, amica mia, salta su e fai le tue scuse». Guardava Lorinda con severità, ma Medary Cole, presidente del Rotary, si chiedeva se Doremus non li stesse “prendendo in giro”. Era noto per questo. Sì – no – doveva essersi sbagliato, perché la signora Lorinda Pike stava (senza alzarsi) cantilenando: «Oh sì! Mi scuso, generale! Grazie per il vostro discorso rivelatore!» Il generale alzò la sua mano paffuta (con un anello massonico e un anello di West Point sulle dita a forma di salsiccia); si inchinò come Galaad o come un maitre; gridò con mascolinità da gran parata: «Non c’è di che, non c’è di che, signora! A noi vecchi soldati non dispiace mai una sana rissa. Sono contento quando qualcuno è abbastanza interessato alle nostre stupide idee da venire a prendersela con noi, eh, eh, eh!» E tutti ridevano e la dolcezza regnava. Il programma si concluse con Louis Rotenstern che cantava canzoncine patriottiche: Marching through Georgia e Tenting on the Old Campground e Dixie e Old Black Joe e I’m only a Poor Cowboy and I Know I Done Wrong. Louis Rotenstern era classificato da tutti a Fort Beulah come un “bravo ragazzo”, una casta appena sotto quella del “vero gentiluomo all’antica”. A Doremus Jessup piaceva andare a pesca con lui, e a caccia di pernici; e riteneva che nessun sarto della Quinta Strada potesse avere più gusto di lui. Ma Louis era uno sciocco. Spiegava, e piuttosto spesso, che non era stato lui né suo padre a essere nato nel ghetto della Polonia prussiana, ma suo nonno (il cui nome, sospettava Doremus, era stato qualcosa di meno elegante e nordico di Rotenstern). Gli eroi di Louis erano Calvin Coolidge, Leonard Wood, Dwight L. Moody e l’ammiraglio Dewey (e Dewey era nato nel Vermont, si rallegrò Louis, che era nato a Flatbush, Long Island). Non solo era americano al 100 per cento; esigeva il 40 per cento di interessi sciovinistici oltre al capitale. In ogni occasione lo si sentiva dire: «Dovremmo buttare tutti questi stranieri fuori dal paese, e intendo dire i Kikes tanto quanto i Wops e gli Hunkies e i Chinks1. - Louis era davvero convinto che se i politici ignoranti avessero tenuto le loro sporche mani fuori dalle banche e dalla borsa e dalle ore di lavoro dei venditori nei grandi magazzini, allora tutti nel paese ne avrebbero tratto profitto, come beneficiari dell’aumento degli affari, e tutti (compresi i commessi) sarebbero stati ricchi come l’Aga Khan. Così Louis mise nelle sue melodie non solo la sua voce ardente da cantore di Bydgoszcz, ma tutto il suo fervore nazionalista, così che tutti si unirono ai cori, in particolare la signora Adelaide Tarr Gimmitch, con il suo celebre contralto da annunciatrice in stazione. La cena si sciolse in suoni di adieux felici, e Doremus Jessup mormorò alla sua brava moglie Emma, un’anima solida, gentile e preoccupata, che amava lavorare a maglia, il solitario e i romanzi di Kathleen Norris: «Ho fatto male a intromettermi in quel modo?» «Oh, no, Dormouse, hai fatto proprio bene. Sono affezionata a Lorinda Pike, ma perché deve mettersi in mostra e mostrare tutte le sue stupide idee socialiste?» «Vecchia conservatrice», disse Doremus. «Non vuoi invitare l’elefante bianco, la Gimmitch, a fare un salto e a bere qualcosa?» «Io no!», disse Emma Jessup. E alla fine, mentre i Rotariani si distribuivano tra le loro innumerevoli auto, fu Frank Tasbrough a invitare i maschi più rinomati, incluso Doremus, a casa sua per un after-party. 1 Insulti per, nell’ordine, ebrei, italiani, centro-europei e cinesi (NdT).
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