IV.

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IV. Per tutta quella settimana di giugno, Doremus aspettò le 14 di sabato, l’ora divinamente designata per la trasmissione profetica settimanale del vescovo Paul Peter Prang. Ora, sei settimane prima delle convention nazionali del 1936, era probabile che né Franklin Roosevelt, né Herbert Hoover, né il senatore Vandenberg, né Ogden Mills, né il generale Hugh Johnson, né il colonnello Frank Knox, né il senatore Borah sarebbero stati i nominati presidenziali da nessuno dei due partiti, e che il portabandiera repubblicano – vale a dire l’unico uomo che non deve mai trascinare un grande, fastidioso e un po’ ridicolo stendardo – sarebbe stato quel leale ma stranamente onesto senatore della vecchia guardia, Walt Trowbridge, un uomo con un tocco di Lincoln in sé, tratti di Will Rogers e George W. Norris, una traccia sospetta di Jim Farley, ma per il resto il semplice, ingombrante, placidamente provocatorio Walt Trowbridge. Pochi dubitavano che il candidato democratico sarebbe stato quel razzo del cielo, il senatore Berzelius Windrip, vale a dire Windrip come maschera e voce urlante, con il suo satanico segretario, Lee Sarason, come cervello. Il padre del senatore Windrip era un droghiere di una piccola città dell’ovest, ambizioso e senza successo nella stessa misura, e lo aveva chiamato Berzelius, come il chimico svedese. Dai più era conosciuto come “Buzz”. Si era fatto strada in un college battista del Sud, approssimativamente dello stesso livello accademico di un college commerciale di Jersey City, e in una scuola di legge di Chicago, e si era stabilito a esercitare la professione nel suo stato natale e ad animare la politica locale. Era un viaggiatore instancabile, un oratore esuberante e spiritoso, un indovino ispirato su quali dottrine politiche sarebbero piaciute alla gente, un caloroso stringitore di mani e un ben disposto prestatore di denaro. Beveva Coca-Cola con i metodisti, birra con i luterani, vino bianco della California con i commercianti ebrei dei villaggi e, quando era sicuro di non essere visto, whisky di mais con tutti loro. Nel giro di vent’anni era un diventato sovrano assoluto del suo stato, come mai un sultano lo è stato della Turchia. Non era mai stato governatore; aveva astutamente capito che la sua reputazione di amatore di punch dei piantatori, di poker e della psicologia delle stenografe avrebbe causato la sua sconfitta da parte della gente di chiesa, così si era accontentato di condurre alla gloria governatoriale un uomo di paglia, un maestro di campagna che aveva allegramente accompagnato su un largo nastro blu. Lo stato era certo che egli avesse “dato una buona amministrazione”, e sapevano che era Buzz Windrip il responsabile, non il governatore. Windrip causò la costruzione di imponenti strade e di scuole di campagna; fece comprare allo stato trattori e mietitrebbie e li prestò ai contadini a prezzi popolari. Era certo che un giorno l’America avrebbe avuto vasti affari con i russi e, sebbene detestasse tutti gli slavi, fece istituire all’Università Statale il primo corso di lingua russa in tutta quella parte dell’Ovest. La sua idea più originale fu quella di quadruplicare la milizia statale e di ricompensare i migliori soldati con un addestramento in agricoltura, aviazione, radio e ingegneria automobilistica. I miliziani lo consideravano il loro generale e il loro dio, e quando il procuratore generale dello stato annunciò che avrebbe fatto incriminare Windrip per aver evaso 200.000 dollari di denaro delle tasse, la milizia si alzò agli ordini di Buzz Windrip come se fosse il suo esercito privato e, occupando le camere legislative e tutti gli uffici dello stato, e coprendo le strade che portano al Campidoglio con le mitragliatrici, spinse i nemici di Buzz fuori dalla città. Ricevette la carica di senatore degli Stati Uniti come se fosse un suo diritto feudale, e per sei anni il suo unico rivale come uomo più attivo e febbrile del Senato era stato il defunto Huey Long della Louisiana. Predicava il confortante vangelo della redistribuzione della ricchezza in modo tale che ogni persona nel paese avrebbe avuto diverse migliaia di dollari all’anno (mensilmente Buzz cambiava la sua previsione su quante migliaia), mentre a tutti gli uomini ricchi sarebbe stato comunque concesso abbastanza per andare avanti, con un massimo di 500.000 dollari all’anno. Così tutti erano felici alla prospettiva che Windrip diventasse presidente. Il reverendo Egerton Schlemil, decano della Cattedrale di St. Agnes, San Antonio, Texas, dichiarò (una volta in un sermone, una volta nel volantino leggermente variato del sermone, e sette volte in interviste) che l’arrivo di Buzz al potere sarebbe stato “come la caduta benedetta dal cielo di una pioggia rivitalizzante su una terra arida e assetata”. Il Dr. Schlemil non disse nulla su ciò che accadde quando la pioggia benedetta arrivò e continuò a cadere costantemente per quattro anni. Nessuno, anche tra i corrispondenti di Washington, sembrava sapere con precisione quanta parte nella carriera del senatore Windrip avesse avuto il suo segretario, Lee Sarason. Quando Windrip aveva preso il potere nel suo stato, Sarason era direttore del giornale più diffuso in tutta quella parte del paese. La genesi di Sarason era e rimase un mistero. Si diceva che fosse nato in Georgia, nel Minnesota, nell’East Side di New York, in Siria; che fosse un puro yankee, ebreo, ugonotto del Charleston. Si sapeva che da giovane, durante la Grande Guerra, era stato un tenente di mitraglieri singolarmente spericolato, e che aveva girovagato per l’Europa per tre o quattro anni; che aveva lavorato all’edizione parigina del New York Herald; imparato la pittura e la magia nera a Firenze e a Monaco; fatto qualche mese di sociologia alla London School of Economics; frequentato gente decisamente curiosa nei ristoranti notturni di Berlino. Tornato a casa, Sarason era diventato il “reporter hard-boiled” in maniche di camicia come da tradizione, e affermava che avrebbe preferito essere chiamato prostituta piuttosto che qualcosa di così effeminato come “giornalista”. Ma si sospettava che tuttavia conservasse ancora la capacità di leggere. Era stato variabilmente socialista e anarchico. Anche nel 1936 c’erano persone ricche che affermavano che Sarason fosse “troppo radicale”, ma in realtà aveva perso la fiducia (se mai ne aveva avuta) nelle masse durante il nazionalismo ingordo dopo la guerra; e credeva ora solo nel controllo risoluto di una piccola oligarchia. In questo era un Hitler, un Mussolini. Sarason era allampanato e smilzo, con sottili capelli di lino e labbra spesse in un viso ossuto. I suoi occhi erano scintille sul fondo di due pozzi scuri. Nelle sue lunghe mani c’era una forza senza sangue. Era solito sorprendere le persone che stavano per stringergli la mano piegando improvvisamente le loro dita all’indietro fino quasi a spezzarle. Alla maggior parte della gente non piaceva molto. Come giornalista era un esperto del più alto grado. Poteva fiutare l’omicidio di un marito, la corruzione di un politico – cioè di un politico appartenente a una banda avversata dal suo giornale – la tortura di animali o di bambini, e quest’ultimo tipo di storia gli piaceva scriverla lui stesso, piuttosto che consegnarla a un reporter, e quando la scriveva, si vedeva la cantina ammuffita, si avvertiva la frusta, si sentiva il sangue viscido. Paragonato a Lee Sarason come giornalista, il piccolo Doremus Jessup di Fort Beulah era come un parroco di villaggio rispetto al ministro da ventimila dollari di un tabernacolo istituzionale di venti piani di New York con un programma alla radio. Il senatore Windrip aveva fatto di Sarason, ufficialmente, il suo segretario, ma era noto per essere molto di più: guardia del corpo, ghost-writer, ufficio stampa, consigliere economico; e a Washington, Lee Sarason era diventato l’uomo più consultato e meno amato dai corrispondenti dei giornali in tutto il Senate Office Building. Windrip era un giovane quarantottenne nel 1936; Sarason un quarantunenne invecchiato e con le guance cadenti. Anche se probabilmente si basava su note dettate da Windrip – lui stesso non è uno sciocco in materia di immaginazione narrativa – Sarason aveva certamente scritto l’unico libro di Windrip, la Bibbia dei suoi seguaci, in parte biografia, in parte programma economico e in parte semplice vanagloria esibizionistica, chiamata Ora Zero - Sopra le righe. Era un libro gustoso e conteneva più suggerimenti per rimodellare il mondo che i tre tomi di Karl Marx e tutti i romanzi di H. G. Wells messi insieme. Forse il paragrafo più familiare, più citato, di Ora Zero, amato dalla stampa provinciale per la sua semplicità terra-terra (come scritto da un iniziato della tradizione rosacrociana, di nome Sarason) era il seguente: Quando ero un piccolo operaio nei campi di mais, noi ragazzi portavamo le bretelle con un solo lembo sui pantaloni, e le chiamavamo la Galluse sulle braghe, ma le tenevano su e salvavano la nostra modestia come se avessimo messo un accento inglese altisonante. Così è il mondo di quella che chiamano “economia scientifica”. I marxisti pensano così di avere qualcosa che fa a pezzi le idee antiquate di Washington e Jefferson e Alexander Hamilton. Dopo tutto, credo nell’uso di ogni nuova scoperta economica, come sono state elaborate nei cosiddetti paesi fascisti, come l’Italia e la Germania e l’Ungheria e la Polonia – sì, e anche il Giappone – probabilmente dovremo fermare quegli omini gialli un giorno, per impedirgli di fregare i nostri legittimi interessi in Cina, ma non lasciate che questo ci impedisca di afferrare qualsiasi idea intelligente che quei simpatici pezzenti hanno elaborato! Voglio alzarmi sulle zampe posteriori e non solo ammettere, ma francamente gridare che dobbiamo cambiare il nostro sistema, forse anche cambiare l’intera Costituzione (ma cambiarla legalmente, e non con la violenza) per portarla dall’epoca della strada a cavalli all’epoca dell’automobile e delle autostrade di oggi. L’esecutivo deve avere una mano più libera ed essere in grado di muoversi rapidamente in caso di emergenza, e non essere vincolato da un sacco di stupidi avvocatucoli del Congresso che impiegano mesi a sparare a zero nei dibattiti. MA – ed è un MA grande come il fienile del diacono Checkerboard – questi nuovi cambiamenti economici sono solo un mezzo per un fine, e quel fine è e deve essere, fondamentalmente, quegli stessi principi di Libertà, Uguaglianza e Giustizia che furono sostenuti dai Padri Fondatori di questa grande terra nel 1776! La cosa più confusa dell’intera campagna del 1936 fu il rapporto tra i due partiti principali. I repubblicani della vecchia guardia si lamentavano che il loro orgoglioso partito stava elemosinando le cariche, col cappello in mano; i democratici veterani che i loro tradizionali carri erano intasati da professori universitari, leccapiedi di città e velisti. Il rivale del senatore Windrip nella riverenza pubblica era un titano politico che sembrava non avere alcuna voglia di ottenere la carica: il reverendo Paul Peter Prang, di Persepolis, Indiana, vescovo della Chiesa Episcopale Metodista, un uomo forse dieci anni più vecchio di Windrip. Il suo discorso settimanale alla radio, alle 14.00 di ogni sabato, era per milioni di persone l’oracolo stesso di Dio. Questa voce dall’aria era così soprannaturale che per essa gli uomini ritardavano il loro golf, e le donne addirittura rimandavano il loro sabato pomeriggio di bridge. Fu padre Charles Coughlin, di Detroit, che per primo escogitò l’espediente di liberarsi da qualsiasi censura dei suoi sermoni politici “comprando il proprio tempo in onda”: è solo nel ventesimo secolo che l’umanità è stata in grado di comprare il Tempo come compra il sapone e la benzina. Questa invenzione è stata quasi pari, nel suo effetto su tutta la vita e il pensiero americano, alla prima idea di Henry Ford di vendere automobili a buon mercato a milioni di persone, invece di venderne poche di lusso. Ma per il pioniere Padre Coughlin, il vescovo Paul Peter Prang era come la Ford V-8 per la Model A. Prang era più sentimentale di Coughlin; gridava di più; soffriva di più; incolpava più nemici per nome, e piuttosto scandalosamente; raccontava più storie divertenti, e sempre più storie tragiche sui letti di morte di banchieri, atei e comunisti pentiti. La sua voce era più nasale, e lui era un puro Middle West, con un’ascendenza anglo-scozzese protestante del New England, mentre Coughlin era sempre un po’ sospetto, nelle regioni Sears-Roebuck, come un cattolico romano con un gradevole accento irlandese. Nessun uomo nella storia ha mai avuto un pubblico come il vescovo Prang, né tanto potere apparente. Quando esigeva che i suoi uditori telegrafassero ai loro membri del Congresso di votare su una legge come lui, Prang, ex cathedra e da solo, senza alcun collegio di cardinali, era stato ispirato a credere che dovessero votare, allora cinquantamila persone avrebbero telefonato, o guidato attraverso il fango, al più vicino ufficio telegrafico e in Suo nome avrebbero dato i loro ordini al governo. Così, per la magia dell’elettricità, Prang faceva sembrare la posizione di qualsiasi re della storia assurda e orpellata. A milioni di membri della Lega inviò lettere ciclostilate con firma in facsimile e con il saluto così abilmente espresso che essi si rallegrarono di un saluto personale del Fondatore. Doremus Jessup, sulle colline di provincia, non riuscì mai a capire quale fosse il vangelo politico che il vescovo Prang tuonava dal suo Sinai che, con il microfono e le rivelazioni battute a macchina all’ultimo secondo, era molto più scattante ed efficiente del Sinai originale. In dettaglio, predicava la nazionalizzazione delle banche, delle miniere, dell’acqua e dei trasporti; la limitazione dei redditi; l’aumento dei salari, il rafforzamento dei sindacati, una distribuzione più fluida dei beni di consumo. Ma tutti stavano rosicchiando queste nobili dottrine ora, dai senatori della Virginia ai contadini-lavoratori del Minnesota, senza che nessuno fosse così credulone da aspettarsi che qualcuna di esse venisse attuata. C’era una teoria in giro che Prang fosse solo l’umile voce della sua vasta organizzazione, “La Lega degli uomini dimenticati”. Si credeva universalmente che avesse (anche se nessuna società di commercialisti aveva ancora esaminato i suoi registri) ventisette milioni di membri, insieme ad adeguati assortimenti di ufficiali nazionali e ufficiali statali, e ufficiali cittadini e orde di comitati con nomi imponenti come “Comitato nazionale per la compilazione di statistiche sulla disoccupazione e la normale occupazione nell’industria dei semi di soia”. Qua e là, il vescovo Prang, non come la piccola voce di Dio, ma in persona, si rivolgeva a un pubblico di ventimila persone alla volta, nelle più grandi città di tutto il paese, parlando in enormi sale destinate ai giochi a premi, nei palazzi del cinema, nelle armerie, negli stadi del baseball, nei tendoni del circo, mentre dopo le riunioni i suoi vivaci assistenti accettavano le domande di iscrizione e le quote per la Lega degli Uomini Dimenticati. Quando i suoi timidi detrattori insinuavano che tutto ciò era molto romantico, molto allegro e pittoresco, ma non particolarmente dignitoso, e il vescovo Prang rispondeva: «Il mio Maestro si dilettava a parlare in qualsiasi assemblea volgare lo ascoltasse», e nessuno osava rispondergli: “Ma tu non sei il tuo Maestro, non ancora”. Con tutto il fiorire della Lega e delle sue riunioni di massa, non c’era mai stata la pretesa che nessun principio della Lega, nessuna pressione sul Congresso e sul Presidente per l’approvazione di una particolare legge, avesse avuto origine da qualcuno tranne che da Prang stesso, senza alcuna collaborazione da parte dei comitati o degli ufficiali della Lega. Tutto ciò che Prang, che così spesso predicava sull’Umiltà e la Modestia del Salvatore, voleva era che centotrenta milioni di persone obbedissero a lui, il loro Re-sacerdote, implicitamente in tutto ciò che riguardava la loro morale privata, le loro affermazioni pubbliche, come potevano guadagnarsi da vivere, e quali relazioni potevano avere con altri lavoratori. «E questo», brontolò Doremus Jessup, assaporando la compassione scioccata di sua moglie Emma, «fa del fratello Prang un tiranno peggiore di Caligola, un fascista peggiore di Napoleone. Intendiamoci, non credo davvero a tutte queste voci sulla corruzione di Prang sulle quote associative e sulla vendita di opuscoli e donazioni per pagare la radio. È molto peggio di così. Ho paura che sia un fanatico onesto! Ecco perché è una vera minaccia fascista – è così confusamente umanitario, in effetti così Nobile, che la maggioranza della gente è disposta a lasciarlo comandare tutto, e con un paese di queste dimensioni, è un bel lavoro – un bel lavoro, cari miei – anche per un vescovo metodista che riceve abbastanza regali da poter effettivamente “comprare il Tempo”!» Nel frattempo, Walt Trowbridge, possibile candidato repubblicano alla presidenza, affetto dall’imperfezione di essere onesto e poco incline a promettere miracoli, insisteva sul fatto che viviamo negli Stati Uniti d’America e non su un’autostrada dorata per Utopia. Non c’era nulla di esaltante in tale realismo, così in tutta quella piovosa settimana di giugno, con i fiori di melo e i lillà che stavano svanendo, Doremus Jessup aspettava la prossima enciclica di Papa Paul Peter Prang.
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