No. L'aveva trovata, come aveva fatto? Era così determinato a rovinarle la vita?
Regina iniziò a tremare visibilmente. Come poteva scappare stavolta? L'ingresso della gelateria era coperto da lui e dai suoi due tirapiedi che aveva alle spalle.
Quando la vide così spaventata Quarin si lasciò scappare una risata.
Certo che quando sorrideva era bellissimo. Sembrava un angelo. Peccato che fosse un demonio, un demonio stupendo ma molto pericoloso.
"Non abbia paura, milady. Non voglio farle del male, non oggi almeno.” Disse, con un ghigno diabolico. "Su, prenda pure il gelato, sembra buono..."
Lei scosse la testa.
Lui pagò, prese il gelato e glielo porse.
"No grazie, non ho più fame"
"Beh, è un vero peccato sprecare questa bontà. Cos'è? Nocciola e tiramisù?" E diede un gran morso.
"Mmmmm, veramente squisito. Sicura che non ne vuole?"
Face di no con la testa. E poi ormai lui ne aveva mangiato metà, e lei era anche un po' schizzinosa. In pochi morsi il gelato era finito. Nel frattempo lei non si era mossa di un millimetro. Cercava di spremersi le meningi per trovare una via di fuga, ma non riusciva a pensare a niente. Il suo cervello si era bloccato.
"Mmmm, davvero buonissimo, dobbiamo tornarci qui Gosav, domani ne prendiamo un po' per portarlo a bordo" disse al suo tirapiedi con la maglietta hawaiana.
Gosav annuì. Era un uomo sulla quarantina con i baffi. L’altro era più giovane, con la pelle color bronzo e i capelli scuri.
"Veniamo a noi, signorina. Usciamo dal negozio così potremo parlare liberamente"
Non le diceva niente di buono. Le gambe le diventarono di legno mentre lui le appoggiava una mano sulla schiena per accompagnarla fuori.
"Ecco qui la macchina, salga, prego."
Cosa? Per niente al mondo sarebbe salita in auto con quel pazzo.
"No. Se ha qualcosa da dire lo dica qui. Ma sappia che non ho soldi, la mia famiglia è povera, quindi se vuole ottenere un risarcimento resterà deluso"
"Shhh, parla troppo. Lo so che non ha soldi. Nemmeno per comprare un gelato a quanto pare. Ora faccia la brava e ci segua senza fare storie!"
"Niente affatto! Non potete costringermi a..."
Ad un cenno di Quarin, i due energumeni la acchiapparono e le tapparono la bocca, e senza tanti complimenti la misero in macchina a forza. Lei tentò di ribellarsi ma fu inutile. Le si sederono a destra e a sinistra, le misero una benda sugli occhi e le bloccarono le braccia. Quarin si mise alla guida e partì.
Lei aveva sempre più paura.
"Cosa fate? In questo paese il rapimento è reato! Vi hanno visto con me, sarete arrestati se mi succede qualcosa!"
"Shhh, zitta! L'auto è insonorizzata quindi è inutile urlare."
Lei ormai spaventatissima non sapeva che pensare. Non volevano soldi, forse volevano punirla? Cosa le avrebbero fatto? Si mise a piangere.
"Vi prego, lasciatemi andare! Giuro che non volevo estorcere soldi a nessuno! Non ho fatto nulla, volevo solo aiutare un bambino... vi supplico! Lasciatemi andare, non dirò niente a nessuno, torno a farmi i fatti miei e starò zitta! Non ho detto nulla di ieri nemmeno ai miei genitori, mi porterò il segreto nella tomba!"
‘Ma che cavolo dici, Regina?’ si rimproverò. ‘Perchè parli di tombe? Vuoi dare idee a questi criminali? Oh ti prego Santa Madre di Gesù, salvami! Ti prometto che andrò in chiesa ogni primo sabato del mese se mi tiri fuori da questo pasticcio!’
"Per favore, per favore sta’ zitta una buona volta, sciocca ragazza! Nessuno vuole farti del male, ti stiamo solo accompagnando ad incontrare mio padre. Vuole parlare con te.”
"Allora perché mi avete bendato? Voi avete cattive intenzioni ma io non me lo merito! Lasciatemi andare, vi supplico!”
“Beh, vede, signorina, mio padre ha una casa molto sicura ma la prudenza non è mai troppa. Non vogliamo si sappia dove abitiamo, ci sarebbe una processione di pezzenti che chiedono denaro e parecchi paparazzi appostati. Quindi non ti farò certo vedere il percorso, ti pare?”
“Ma… ma io non farei mai una cosa del genere… non sono una stalker!”
“E chi lo dice? Non posso saperlo, ma sono convinto che faresti di tutto per estorcere denaro a mio padre, ovviamente non te lo permetterò” Disse, velenoso. Ormai aveva abbandonato ogni formalità, passando a darle del tu.
E così non le credeva. C’era da aspettarselo. E suo padre? Che voleva da lei? Aveva paura di cadere dalla padella alla brace e di finire ben arrostita. Inghiottì le lacrime che le stavano scendendo.
Non l’avrebbero uccisa, vero? ‘Oh San Michele arcangelo aiutami tu!’
Dopo un breve tragitto l'auto si fermò. I due energumeni la trascinarono fuori e le tolsero la benda, tenendole però le braccia ferme. Si trovò in un garage con altre quattro auto. Lei non sapeva nulla di auto, non sapeva distinguere un'utilitaria da un camion, ma era evidente che fossero auto di lusso.
"Eccoci qua. Adesso ti porto al cospetto del sultano. Mi raccomando, dovrai comportarti con rispetto ed educazione, altrimenti ne risponderai a me!"
"Sultano? Ho capito bene?"
"Sì. Mio padre è il sultano Habir Kaleim Al Hassad, dello stato di Krupahw in Asia. E io sono il principe Quarin Kalahreen Ben Al Hassad. Non fare la finta tonta, lo sapevi già."
"Inutile dirti che non sapevo nulla, tanto non mi crederai"
"Eeesatto!" disse lui canzonandola con un sorrisino a denti stretti "Hai già capito che con me non attacca!"
‘Stupido idiota’ pensò lei, ‘Se non fossi così potente mi piacerebbe darti un pugno su quei denti drittissimi a costo di rompermi le nocche!’ e lo guardò con enorme disprezzo.
"Uh, sta’ calma, tigre, hai lo sguardo assassino ma non sei alla mia altezza... né di chiunque altro, nanerottola." Rise. "Gentiluomini, accompagnate la signorina da mio padre. E tu, comportati bene o ti darò una bella sculacciata... e mi divertirò pure!"
"Voi non siete gentiluomini, ma cavernicoli!" ribattè lei furiosa, provocando nel principe una sonora risata.
La scortarono su per due piani e Quarin bussò a una porta di legno finemente intagliata.
«Avanti,» disse una voce baritonale.
Il Principe aprì la porta. «Padre, ecco la ragazza che hai chiesto.»
Si trovarono di fronte ad un uomo di mezza età seduto su una poltrona di broccato color oro e rosso. Era elegantemente vestito con un lungo abito dorato ricoperto di lussuose e vivaci decorazioni. Aveva la pelle color bronzo, capelli scuri, baffi e barba, Non assomigliava affatto a suo figlio. Come poteva essere così scuro mentre il Principe era così biondo? Forse Quarin era stato adottato?
Il Sultano si alzò immediatamente quando la vide.